La nuova urbanistica veneta pensando alle moschee

Scritto per la rubrica Disputatiuones della rivista NON CREDO n.42

 

Ad aprile la giunta del governatore Zaia ha messo in cantiere una legge. Da un esame relativo ai luoghi di culto in chiave laica,  vengono tre osservazioni.  La prima è che pare eccessivo consentire l’ampliamento fino al 30% degli edifici esistenti destinati al culto, con relativa cultura  e servizi social ricreativi. L’edificazione è già tanta, permetterla in modo indiscriminato solo per i religiosi, pare un modo di privilegiare chi già c’è (e vota). La seconda è sul fatto che nei luoghi di culto si prescriva l’italiano nelle attività non rituali del credo. Una enunciazione così prova la consapevolezza del proselitismo praticato in quei luoghi da alcuni ministri religiosi in chiave jihad, ma non deve sostituire i servizi d’informazione per evitare, al di là della lingua, che l’irrinunciabile libertà di culto si trasformi in veicolo per indottrinare alla violenza. La terza è la previsione assai ambigua di poter chiedere un referendum in materia urbanistica. Qui sarebbe indispensabile specificare che  l’oggetto del quesito non può riferirsi anche indirettamente al diritto dei cittadini europei di erigere un luogo di culto su terreno di loro proprietà, nel rispetto delle norme e a loro spese. Altrimenti salterebbe il criterio della libertà religiosa individuale.

Questa voce è stata pubblicata in ARTICOLI e INTERVISTE (tutti), sul tema Separatismo, temi Locali e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.