Quello che il mondo laico non dovrebbe fare

 

Nel clima del nostro paese, si fa già poca attenzione a comportarsi nella linea dei principi laici. Se poi alcuni degli stessi laici si comportano in altro modo, per la laicità i tempi si fanno duri, proprio oggi che  ne avremmo più bisogno tutti.

Ne è purtroppo un esempio il comunicato stampa dall’Associazione del Libero Pensiero “Giordano Bruno”. La tesi è espressa nel titolo. Prima  “La Repubblica italiana tuteli la libertà di stampa”, e poi , in rosso, “Gli organi istituzionali difendano i giornalisti Fittipaldi e Nuzzi”. La medesima impostazione viene argomentata dopo, nel testo. La prima parte del titolo è correttissima, la seconda  è del tutto  scollegata e potenzialmente pericolosa per la laicità istituzionale.

I fatti sono che il processo ai giornalisti avviene nel quadro dello scandalo Vatileaks2, ha avuto il via libera da Francesco in persona e non riguarda il contenuto delle rivelazioni riportate bensì il modo in cui sono state rese possibili violando il principio di segretezza sancito dal Codice Vaticano. Tenuto presente che le leggi vaticane sono diverse per struttura da quelle italiane ed europee (lo stesso comunicato ricorda che lo Stato del Vaticano non ha sottoscritto la Dichiarazione dei Diritti Umani del 1948 e la Carta dell’Unione Europea ), è singolare che due cittadini italiani abbiano accettato il processo presenziando alla prima udienza, mentre è normale che lo Stato italiano non intervenga in una vicenda completamente estranea alla propria giurisdizione in cui i due cittadini  si sono volontariamente cacciati.

Il voler sostenere che lo Stato italiano dovrebbe pronunciarsi in difesa dei giornalisti e denunciare le tecniche processuali dell’accusa, non solo è surreale dal punto di vista giuridico, ma  contrasta con il metodo laico. Infatti, siccome l’ordinamento del Vaticano corrisponde all’impostazione religiosa cattolica, lo Stato italiano, pronunciandosi, si pronuncerebbe contro questa religione, così violando non tanto il Concordato (che noi laici vorremmo abolire) quanto il fondamentale principio laico della libertà di culto.

In sostanza, non vanno confuse  mele e pere. I principi della laicità istituzionale, vedi libertà di stampa, sono da richiamare (e da irrobustire) in Italia, ma è assurdo pensare che si possano applicare in Vaticano. Lo Stato non mette bocca  nelle questioni religiose perché sono di per sé non criticabili dal punto di vista civile, in quanto non sono frutto delle scelte dei cittadini ma dell’autorità della fede in cui i credenti cattolici si riconoscono. Le istituzioni laiche rifiutano ogni ingerenza di qualsiasi fede ma neppure vogliono imporne una.

Amici de LO SGUARDO LUNGO

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