Sugli orrori dei CAF (a Paolo Bancale)

Al Direttore della rivista  NON CREDO

Caro Non Credo,

c’è un campionario di orrori (con la “o” non con la “e”) nella  dichiarazione dei redditi inviata dai Centri di Assistenza Fiscale conto terzi in relazione al destinare l’otto e il cinque per mille. Orrori poiché non si tratta di sviste materiali e di questioni tecniche  – che pure non dovrebbero capitare nella misura individuata (pochissimo sotto il 10% dei già limitati controlli a campione dell’Agenzia delle Entrate, meno di seimila l’anno scorso) –  bensì di manipolazioni indebite e di reati, quali firme sostituite o raggiri.

Da laici coerenti non si tratta di scandalizzarsi, neppure perché in testa all’elenco dei colpevoli stanno organizzazioni della galassia cattolica (beneficiaria l’area amica). Si tratta di chiedersi come agire presto per evitare il ripetersi degli orrori. Evidentemente la normativa su 8 e 5 per mille ha dei buchi, di prevenzione e di sanzione.

Il legislatore – nella disattenzione dei cittadini – si è ispirato ad un concetto distorto della partecipazione della cosiddetta società civile. Ha attribuito la facoltà di assistere il contribuente nel presentare la dichiarazione dei redditi ad una serie di soggetti non professionali (quali sindacati, patronati, associazioni, enti senza fini di lucro, gestori di servizi di base) che, a differenza dei professionisti, a tal fine non hanno normative stringenti e sanzioni specifiche. Come facilmente prevedibile, molti di tali soggetti hanno  approfittato della situazione e inquinato il rapporto tra cittadino e Amministrazione Finanziaria. Perché il giusto principio che il fisco  possa conoscere tutto sui redditi di ciascuno, non può affatto valere per loro sostituendoli all’interessato. Loro non danno la sicurezza di essere stati incaricati in piena consapevolezza da quel cittadino (e non un altro) e oltretutto, senza meccanismi sanzionatori specifici per le violazioni, non temono per le conseguenze dei loro giochetti.  Il conformismo compiacente fa il resto.

Al punto in cui siamo, è indispensabile correre ai ripari, almeno su quattro linee. Prima, estendere ed irrobustire i controlli. Seconda, curare molto di più il sito dell’Agenzia delle Entrate, che è il contatto con i cittadini ed è una struttura abbastanza funzionale concepita però solo per esperti del ramo. Viceversa, informatizzare di più i rapporti con il fisco cozza oggi contro tre ostacoli. Neppure la metà degli italiani ha internet, molto di meno sono i singoli individui in grado di usarlo per  interloquire con l’Agenzia ed il percorso per la dichiarazione dei redditi on line è labirintico e  criptico. Più si migliora la qualità del sito dell’Agenzia, più diminuisce il ricorso dei cittadini agli intermediari non professionali. Terza, introdurre  norme per garantire la vera  volontà del cittadino quando si spedisce la dichiarazione evitando facili trappole dei CAF (p.e. richiedere la presenza fisica del contribuente al momento di spedire). Quarta, introdurre rigorose norme contro il conflitto di interessi dei CAF per evitare i favori a sé stessi.

Non Credo potrebbe fare una campagna sul tema?

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