Fare a bella posta molto rumore per nulla

Scritto per la rubrica Disputationes della rivista NON CREDO n. 39

 

Riporto un episodio che è l’ennesima riprova delle campagne di disinformazione di molti mass media. Ad inizio settembre, preso atto di come stavano presentando i provvedimenti di Francesco in materia matrimoniale, ho svolto queste considerazioni pubblicate dal periodico ItaliaLaica.it  Eccone il testo, ultimo paragrafo escluso:

La stampa e la televisione stanno dando un grande risalto ai due motu proprio con cui il Papa ha modificato, con decorrenza l’inizio dell’Anno Santo a dicembre,  le procedure del diritto canonico concernenti l’annullamento del matrimonio cattolico. Mi pare un risalto davvero eccessivo e soprattutto non accompagnato da una riflessione generale.

L’eccesso è probabilmente dovuto alla fregola di compiacere il conformismo attorno all’esercizio di questo culto. Infatti, seguendo ancora una volta l’indirizzo ormai consolidato del suo pontificato, Francesco ha ribadito integralmente la  linea dottrinale della Chiesa e poi ha provveduto a snellire in più punti strutture, tempi e costi  del processo di annullamento. La novità resta quindi tutta interna al come il mondo religioso cattolico concepisce il rapporto matrimoniale. Il che senza dubbio merita l’attenzione che tutti gli stili di vita privati suscitano nella generalità dei cittadini, ma certo i due motu proprio non possono essere presentati come avvenimenti epocali che innovano i rapporti legali del convivere tra i cittadini italiani.

La differenza tra matrimonio in Comune e matrimonio Concordatario rimane immutata. Dal punto di vista concettuale, resta tra il sancire un rapporto  secondo le norme dello Stato civile oppure stabilirlo secondo la propria fede e solo dopo, in virtù dei poteri privilegiati dati dal Concordato al sacerdote cattolico, farlo trascrivere allo Stato Civile (scelta che implica l’adottare un criterio separatista Stato religione oppure un criterio di soggezione dello Stato). E dal punto di vista pratico, perché il divorzio è soggetto solo al codice civile mentre il risposarsi dopo in Chiesa dipende comunque dall’annullamento  in base alle norme del codice Canonico (che, pure dopo dicembre, potranno portare fino alla Sacra Rota)”.

Queste mie considerazioni non erano un pregiudizio contro giornalisti ed opinionisti, ma corrispondevano realisticamente ai contenuti dei due motu proprio. Che a fine settembre sono stati ribaditi dallo stesso Francesco sull’aereo al ritorno dal viaggio a Cuba e negli USA.

A chi gli chiedeva se la facilitazione della nullità matrimoniale creasse di fatto  un cosiddetto divorzio cattolico, Francesco ha detto prima di tutto “di avere, con  sua riforma, chiuso la porta alla via amministrativa che era la via attraverso la quale poteva entrare il divorzio. E si può dire che quelli che pensano al divorzio cattolico sbagliano”.  Poi Francesco ha trattato la questione del dibattito previsto al Sinodo di  ottobre su questo  tema. E ha detto, riferendosi all’aver eliminato la doppia sentenza conforme, che “la maggioranza dei Padri sinodali al Sinodo dell’anno scorso hanno chiesto di snellire i processi di nullità matrimoniale. E la mia procedura facilita i processi nei tempi, ma non è un divorzio, perché il matrimonio è indissolubile quando è sacramento, e questo la Chiesa no, non lo può cambiare. E’ dottrina. E’ un sacramento indissolubile. Il procedimento legale è per provare che quello che sembrava sacramento non era stato un sacramento“. Poi Francesco ha fatto una ampia serie di esempi sulle possibili cause di nullità (immutate) ed ha concluso ribadendo “mi piace che  mi abbia fatto la domanda sul divorzio cattolico: no, quello non esiste. O non è stato matrimonio – e questa è nullità – o se è esistito è indissolubile”.

Avuta conferma che i motu proprio sono una questione tutta interna al mondo cattolico (come ho scritto), riporto anche l’ultimo paragrafo del mio articolo, vale a dire quello sulle mancate riflessioni dei mass media sulla vicenda.

Quanto alla mancanza di riflessione generale  sui mass media, non ho ancora letto o visto articoli o programmi che sottolineino l’aspetto emblematico. Vale a dire, i due motu proprio comprovano, ancora una volta, che le istituzioni civili percepiscono con un anticipo di decenni (almeno)  la direzione presa dai costumi dei cittadini e che, solo in seguito, sotto la pressione dei suoi stessi fedeli, anche la Chiesa cattolica imbocca quella direzione. Non è un caso.  Le istituzioni civili si fondano sulla fisiologica diversità dei cittadini e sono impegnate a regolare l’esercizio delle diverse esigenze nel vivere quotidiano. La Chiesa cattolica intende rappresentare Dio in terra secondo le regole della fede e la guida dei pastori, alle quali devono uniformarsi le esigenze del popolo dei credenti: per essa la diversità non è il pernio del vivere, è una contingenza che si annulla nella verità della Chiesa”.

Questa mancata riflessione è molto negativa per i cittadini. Non solo distorce avvenimenti in sé chiari e fa intendere novità inesistenti. In aggiunta rende credibili le tesi di cattolici tradizionalisti (come il prof. Roberto De Mattei e il giornalista fondamentalista Socci) del tipo “i due motu proprio sono una grave ferita al matrimonio cristiano”. Tesi che fanno apparire ai non praticanti ingenui il Papa quasi un campione di convivenza laica. Mi pare che il mondo laico dovrebbe reagire con determinazione alle mancate riflessioni così poco innocenti.

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