Hotel e scuole

In una lunga intervista con un’emittente portoghese, la cattolica Radio Renascenca, Papa Francesco ha detto “ un collegio religioso è esente dalle imposte perché religioso, però se lavora come un hotel  paghi le imposte come chiunque altro; altrimenti l’affare non è molto sano”.  Queste parole inequivoche del primo Pastore dei credenti cattolici, sono importanti anche per i diversamente credenti e per i non credenti, perché sgombrano il campo civile dalle polemiche corporative dei cattolici chiusi che danneggiano il libero convivere. Il mondo liberale è stato storicamente quello che ha introdotto la libertà di religione nella società civile. Ma ha sempre distinto tra l’esercitare questa libertà in ogni forma, privata o pubblica, e l’usare tale esercizio come paravento per mascherare privilegi operativi spiccioli se non perfino tornaconti personali. Ora, dopo le parole di Francesco, è davvero auspicabile che sul tema non si verifichino più le tensioni fiscali dei cattolici verso lo Stato laico, almeno da parte degli enti ecclesiastici appartenenti in qualche modo alla galassia della Chiesa Cattolica.

A me pare anche auspicabile che questi stessi enti ecclesiastici (i cittadini sono liberi di pensarla a loro piacimento) non cerchino di introdurre capziose argomentazioni, sostenendo che, siccome il paragone di  Francesco è riferito all’hotel, la stessa conclusione non si applica agli istituti scolastici. Se lo facessero, non solo violerebbero la logica, ma continuerebbero una sorta di guerriglia senza prospettiva contro le istituzioni civili. Infatti, il cardine del paragone di Francesco consiste nell’affermare che l’esenzione dalle imposte spetta all’attività religiosa. E l’attività religiosa viene simulata da quanti enunciano questo fine ma al tempo stesso riscuotono rette di frequenza scolastica, che migliorano il conto economico dell’attività svolta. In tal caso, l’attività è svolta con modalità commerciali ed è dunque giusto, dal punto di vista civile, che non vi sia l’esenzione immobiliare.

La sostanza della situazione non cambia quando l’istituto religioso intende svolgere la funzione di scuola parificata. In Italia, questo tipo di scuola si impegna ad attuare i programmi dell’istruzione pubblica, ma nelle regole di gestione didattica ed organizzativa (a rilevante differenza dagli altri paesi europei) conserva all’ente religioso  diversi privilegi che non lo fanno rientrare nei parametri della struttura scolastica pubblica. Di conseguenza, non essendo l’attività religiosa,  le esenzioni immobiliari è bene che non ci siano. Distorcerebbero il mercato dell’iniziativa privata nel settore dell’istruzione (come dice Francesco “altrimenti l’affare non è molto sano”). Oltretutto perché già è prevista l’esenzione se si resta nel campo delle attività puramente culturali (cioè senza fine di lucro e senza avere entrate come corrispettivo).

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