Laici svegliamoci

Scritto per la rubrica Disputationes della rivista NON CREDO n.38

 

 L’Anno Santo “Misericordiosi come il Padre” inizia l’8 dicembre. E i vertici vaticani ne parlano con insistenza. Nel farlo fruiscono del supporto continuo dei mass media, impegnati ad ossequiare chi appare potente. Così il messaggio del Giubileo si diffonde facilmente. Perciò i laici non possono restare indifferenti, quasi confondendo l’irrinunciabile libertà di culto, da loro voluta, con il non contrastare in campo civile i concetti di origine religiosa quando toccano l’organizzare il convivere.

Nell’Anno Santo l’evento centrale sarà la Giornata sul tema  “Migranti e rifugiati ci interpellano. La risposta del Vangelo della misericordia”. Sorvolo sul primo periodo, che pure è religiosità senza anima civile, in quanto evoca chi può assistere e non l’adeguare la vita nei luoghi di partenza. Ma il secondo periodo varrà in ambito religioso, però è antistorico in chiave civile. Il Vangelo e la  misericordia sono per il credente cattolico ma, siccome non tutti i cittadini sono tali né lo saranno, non possono divenire criteri pubblici per la convivenza. Il messaggio lanciato dal Giubileo è che i problemi si risolvono  con l’evocare la speranza di risolverli, il che è l’opposto del metodo laico del proporre e dello sperimentare. Va ripetuto ad alta voce.

Compito della Chiesa, affermano, è annunciare la liberazione ai prigionieri delle nuove schiavitù della società e il Papa precisa che tra le opere di misericordia c’è l’accogliere i forestieri. Ma nessuno dice mai quali possibili atti fare per dar corpo all’annuncio, per distinguere tra le  schiavitù che talvolta non sono neppure tali (perché limiti della condizione umana, non superabili con l’utopia), per rendere concreta l’accoglienza. Invece, i laici devono ricordare che solo le scelte dei cittadini tra progetti effettivi di cambiamento realizzabile e realizzato,  sono capaci di affrontare problemi epocali come l’enorme afflusso di persone verso l’Europa. Addirittura, continuare a battere sul tasto dell’accoglienza (il segretario CEI Mons. Galantino insiste per un impegno di accompagnamento e di accoglienza  dei 28 Paesi dell’UE) senza mai indicare con quali risorse e  con quali modi, non solo non produce risultati distintivi della qualità della nostra democrazia, ma aggrava il problema attraendo ulteriormente verso la terra promessa europea.

Inoltre, sempre il Segretario CEI,  attacca la missione  europea nel Mediterraneo perché incapace di rispondere alla priorità di salvare le vite e chiede di ristabilire giustizia laddove le persone sono costrette a lasciare terra, case e beni. Tutto questo identifica come anticattolici i moltissimi cittadini italiani ed europei contrari ad un’accoglienza illimitata, e sollecita tra i cattolici  un clima eccitato di speranza palingenetica prodromico alle crociate (il che preoccupa ai  tempi dell’ISIS). I laici devono sottolineare la esclusiva  dimensione religiosa di simili tesi e contestare con decisione quei politici che la fanno linea politica di governo.

Del resto, la società civile laica vuol dispensare i servizi a tutti i cittadini, non solo ai più poveri. Non può accettare una logica di guerra trasformandosi in ospedale da campo chinata sugli ultimi. Appunto perché è impegnata non nella testimonianza di una fede  bensì  nella costruzione effettiva, sviluppando l’intraprendere e il lavorare, di una miglior convivenza ordinaria tra diversi. Il che è conoscere di più le cose sperimentando e senza pretendere la verità definitiva in un mondo caratterizzato dall’incertezza probabilistica, non dal determinismo. Lo strumento è l’applicare la metodologia individuale del contributo e del conflitto democratico, imperniata sulla libertà di ogni cittadino. Mons. Galantino nega il valore della libertà quando,  sminuendola,  àncora l’umano alla ricerca di Dio e della verità. I laici rispettano il Giubileo ma contestano con fermezza l’applicazione dei suoi indirizzi in sede civile, che farebbe regredire la nostra civiltà.

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