Ma serve dare le colpe all’Europa?

Di recente, diversi articoli del Tirreno (“Il conflitto, la ragione e la paura” e “La solitudine dell’Italia in Europa”), esprimono un disagio appassionato, che non persegue l’antieuropeismo però non si sforza di cogliere le ragioni per cui l’Italia continua a declinare e a rifugiarsi nell’incolpare l’Europa. Invece, se si vuole arrivare alla terapia ricostituente, è necessario proprio capire le ragioni interne del declino.

Nel primo dei due articoli si scrive “….i capi dei 28 paesi litigano come comari per decidere se l’accoglienza ai profughi dovrà essere obbligatoria o volontaria..”. Però la novità storica dell’Europa consiste nel discutere tra diversi le opinioni diverse sui  problemi reali (senza questioni di superiorità ideologico religiosa) e nel dare dimensione praticabile all’apertura dei cittadini europei a masse di altre parti del mondo (evitando l’utopia di accogliere tutti e  insieme di garantire a tutti il nostro tenore economico sociale). Poco dopo, lo stesso articolo auspica “un concetto di profugo più risarcitorio verso gente che  fugge da miserie e carestie delle quali siamo tutti colpevoli”, e conclude richiamando le migrazioni sempre più numerose previste dalla recente enciclica con l’auspicio  “la Misericordia dei credenti e la Ragione dei non credenti” . Solo che la Misericordia è di Dio e che la Ragione in politica è un’altra faccenda (esercitare la diversità, lo spirito critico, progettare proposte, sperimentare i risultati nei fatti). Tanto che la stessa Enciclica ammonisce “ci sono discussioni nelle quali è difficile raggiungere un consenso. Ancora una volta invito ad un dibattito onesto e trasparente”. Ma questo l’Europa lo sta facendo, e  non in moltissime parti del mondo si fa.

Il secondo articolo  scrive “come nel caso dei flussi di profughi, anche per quanto riguarda le difficoltà mediterranee, è indubbio che l’Europa non è stata capace di evitare l’isolamento italiano”. Ma cosa ha fatto di concreto il governo italiano per non isolarsi, addirittura il semestre dopo la Presidenza dell’Unione? Il punto è essenziale (l’Europa non è una chioccia, è un seme in evoluzione tra culture e storie diverse) ma l’articolo glissa continuando a lamentare ”il rimbrottare dei censori europei del rigore” . Addirittura, alla fine richiama “l’eredità tutta europea dell’articolo 81 della Costituzione, con l’obbligo del pareggio di bilancio per i conti dello Stato, che genera la sequenza di sentenze contraddittorie della Corte Costituzionale”. E qui nega due volte la realtà sostanziale dei fatti. Primo, perché già la iniziale versione einaudiana dell’art.81 (il principio era per “nuove o maggiori spese indicare i mezzi per farvi fronte”) è stata disattesa dall’Italia, tanto da far chiedere l’attuale versione per evitare pratiche elusive del buon governo. Secondo, perché non c’è contraddittorietà nelle sentenze della Corte Costituzionale:   la Costituzione non prevede l’equilibrio tra le entrate e le spese del  bilancio statale fatto violando altri articoli;  il blocco delle pensioni ha violato il criterio dell’equa distribuzione delle imposte tra cittadini (anzi, è il successivo decreto del Governo ad eccedere i poteri non rispettando la sentenza); il persistere dopo 6 anni del blocco degli stipendi pubblici avrebbe ingiustamente penalizzato la pubblica amministrazione.

Insomma, anche in Italia occorre coerenza per affrontare questioni complesse nella prospettiva del domani. Ad esempio, la politica della Regione Toscana sull’immigrazione (accogliere dividendo in piccoli gruppi) è più saggia sotto vari profili rispetto a quella dei campi per raccogliere gruppi grandi e grandissimi. Tuttavia tale politica sarà travolta se il Governo continuerà a far affluire in Italia numeri spropositati di migranti, in misura eccedente le reali risorse italiane.

Questa voce è stata pubblicata in ARTICOLI e INTERVISTE (tutti), sul tema Quadro politico e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.