Sul blocco stipendi pubblici (a Fabrizio Binacchi)

Nota diffusa in relazione all’articolo di Binacchi su Pensalibero.it

Merita certo  un commento la sentenza della Corte Costituzionale sul blocco degli stipendi pubblici. Peraltro, cominciarlo chiamandolo “Illegittimo ma da domani” lo spinge fuori pista, proprio dal punto di vista dell’informazione. La Corte non dice affatto che la norma era illegittima. Afferma che il blocco degli stipendi pubblici era costituzionale ma che è incostituzionale il proseguirlo ulteriormente. Vale a dire l’incostituzionalità sta nella durata di applicazione della norma, non nel come è intervenuta inizialmente sui contratti pubblici. Di conseguenza sbaglia del tutto chi riassume “la sentenza non è retroattiva”, siccome la logica della norma era e resta valida, ma, dopo sei anni,  è giunto il momento di non applicarla più.

Vale la pena di aggiungere che l’errore di chiamarla non retroattiva probabilmente non è casuale. Infatti, serve al governo Renzi per cercare di giustificare il suo decreto attuativo della precedente sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato l’incostituzionalità del blocco dell’indicizzazione delle pensioni per il 2012 e 2013. Tale decreto non rispetta il disposto della sentenza nella misura in cui non restituisce ai pensionati l’intera somma loro trattenuta in base alla norma  cassata (e, sia detto tra parentesi, produrrà un diluvio di giusti ricorsi  dei cittadini).  Ne consegue che dar l’impressione che la sentenza sul blocco degli stipendi pubblici sia “non retroattiva”,  serve a veicolare il messaggio che anche il decreto rendiamo sarebbe ammissibile in quanto conforme alla stessa logica non retroattiva,  mentre non lo può essere perché il quel caso la norma è stata bollata di illegittimità costituzionale.

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