Due stili opposti per affrontare l’Anno Santo

Articolo scritto per la rubrica Disputationes della rivista NON CREDO  n.37

 

Nel numero 36 di Non Credo ho parlato dell’esigenza che, in occasione del prossimo Anno Santo “Misericordiosi come il Padre”, i laici  si impegnino  per evitare che le impostazioni religiose dell’Anno Santo si sovrappongano ai criteri del convivere civile. Ed indicavo espressamente  che l’attitudine laica a fondarsi sull’azione del cittadino consapevole doveva essere praticata diffusamente nel quotidiano anche perché questo Anno Santo non si svolgerà solo in Piazza San Pietro  con l’apertura della Porta Santa ma sarà nelle Basiliche vaticane e nella cattedrale di ogni diocesi, con l’obiettivo di aprire ovunque una “porta della misericordia” per i pellegrini.

Da allora la macchina della Chiesa sta attuando quanto aveva annunciato: in pratica un Anno Santo ispirato allo stile del decentramento in una molteplicità di luoghi.  Invece, riguardo all’Anno Santo, il Governo italiano sta compiendo un cammino in direzione opposta: i fondi per il Giubileo (500 milioni) sono stati affidati prima solo a Roma e per essa al Sindaco quale rappresentante dei suoi cittadini, in seguito sono stati tolti al Sindaco ed affidati al Prefetto quale rappresentante del Governo. Uno stile doppiamente accentratore (in barba alla laicità) che fa arrossire.

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