Sempre in tema di comparazioni impossibili

Il Tirreno ha pubblicato  la mia critica dell’articolo “l’Italicum in prestito agli inglesi” che confondeva  “mele e pere”, vale a dire il sistema elettorale italiano e quello inglese.  Avevo criticato l’errore senza citare l’errante.  Il prof. Rossi si è riconosciuto e ha replicato rispolverando la teoria degli opposti estremismi (che speravo fuori corso). Ha cioè risposto al segretario toscano PD, Parrini (che definisce l’Italicum una legge perfetta) e al sottoscritto politico liberale (che avevo definito innegabili le distorsioni democratiche dell’Italicum). Ha scritto “forse potrei porre in collegamento i miei due critici perché si mettano d’accordo tra di loro”.

Non seguirò il prof. Rossi sulla strada degli opposti estremismi   e dunque non discuterò direttamente la tesi di Parrini. Soprattutto perché ricorrere agli opposti estremismi è un modo per sfuggire l’analisi  della critica. Nel merito, il secondo articolo del professore aggrava la situazione. Ora il prof. Rossi definisce il suo primo scritto “un tentativo di analizzare l’effetto distorsivo in termini di rappresentanza dei cittadini….” . Solo che per farlo somma ancora mele e pere. Infatti prosegue così ” so bene che il meccanismo inglese favorisce la rappresentanza territoriale….questo dimostra che non è di per sé antidemocratica una non perfetta coincidenza tra numero dei seggi e numero dei voti”.  Il che è vero in Inghilterra ove il parlamento rappresenta i cittadini dei suoi territori mediante i candidati selezionati localmente (e solo in un collegio), poi paragonati tra loro e scelti dagli elettori locali. Ma non è vero in Italia, ove l’Italicum mette in secondo piano la scelta del cittadino e dei territori (privilegiando l’immagine nazionale e il conteggio di tutti i voti di lista ottenuti nel collegio unico) e poi assegna alla prima lista un premio di maggioranza spropositato eleggendo cento capilista prefissati. In Inghilterra non si pone  il problema della proporzionalità voti-seggi nella rappresentanza parlamentare, appunto perché esiste un peso diretto dei cittadini nei vari territori. Viceversa, l’Italicum illude di far scegliere i cittadini tutti insieme ma avvantaggia la prima lista distorcendo ogni criterio democratico di rappresentanza territoriale e civica.

E’ fuori tema il richiamo del Professore all’esigenza di garantire la stabilità del governo. Infatti la stabilità dipende dall’avere un progetto di proposte operative per convivere, mentre la scelta di premiare una sola lista favorisce lo scontro di potere spettacolo e consegna il paese ad un uomo solo al comando (che delle distorsioni è forse la peggiore).

Infine non è incisivo il richiamo del Professore alla buona compagnia di un esimio collega definito super esperto di sistemi elettorali. Se questo collega avesse fatto la medesima confusione tra mele e pere attribuitagli dal prof. Rossi, usurperebbe la sua fama. Il sistema inglese ha una coerenza democratica collaudata nella rappresentanza dei territori e dei cittadini, l’Italicum con il suo uomo solo al comando non ha struttura parlamentaristica.

 

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