Italicum e sistema inglese non sono comparabili

Dopo l’articolo “l’Italicum in prestito agli inglesi” è importante ricordare ciò che fin dalle elementari insegna la matematica: non si sommano mele e pere. Invece questo articolo  somma mele e pere, raffrontando Italicum e tradizione inglese, due cose che non sono né confrontabili quali sistemi elettorali né utilizzabili per una simulazione comparata degli effetti del voto.

La tradizione inglese è da secoli quella del Regno Unito, cioè molte realtà territoriali tipo collegi uninominali ciascuno rappresentato a Londra dal candidato più votato rispetto ad altri candidati locali. L’Italicum conferisce una rappresentanza unica nazionale sull’intero territorio con voto maggioritario a doppio turno alla prima di liste concorrenti, nelle quali il capolista di ogni circoscrizione  è prestabilito dal partito.

Ora, è del tutto noto che non sono lecite simulazioni tra risultati elettorali ottenuti con contrapposti sistemi elettorali. La ragione è che il sistema di voto usato influisce in modo molto forte sul voto espresso dall’elettore. L’articolo in questione arriva addirittura a sommare i voti di lista inglesi (che in Inghilterra non ci sono) e poi ad applicare l’Italicum, pretendendo di fare un esercizio politologico realistico. La riflessione politica non è fantasia, deve stare ai fatti.

In Inghilterra i candidati sono selezionati localmente (e solo in un collegio) e poi sono paragonati tra loro dagli elettori locali, in Italia i candidati nelle liste sono scelti dai partiti ed il capolista non è soggetto a voto di preferenza. La tradizione politica inglese è strettamente legata alla rappresentanza territoriale, proprio perché la libertà inglese si radica nel cittadino che sceglie nel concreto il suo rappresentante. L’Italicum è lontano dalla specifica rappresentanza di un territorio, funzionando in base all’immagine propagandistica del capo nazionale, al conteggio di tutti i voti di lista ottenuti a livello nazionale e quindi relegando in secondo piano la scelta del cittadino e dei territori.

E’ questo differente meccanismo che l’articolo “l’Italicum in prestito agli inglesi” non coglie. L’Inghilterra attribuisce al suo parlamento la funzione di rappresentare i cittadini dei suoi territori e così riesce anche ad avere una compattezza nazionale molto superiore a quella italiana. L’Italicum  riduce il parlamento ad espressione dello scontro tra liste raggruppamento di potere e di spettacolo, in mano a gruppi ristretti inclini alle promesse e distanti da proposte concrete. La propensione italiana a ingabbiare le elezioni politiche nella sbandierata unità di fatto slegata dal territorio, è una spinta che favorisce il trattare i problemi non in base alla loro concretezza territoriale bensì alla demagogia del supporre identici tutti i cittadini considerandoli sudditi.

Esattamente al contrario della conclusione dell’articolo “l’Italicum in prestito agli inglesi“, è perfettamente  conseguente che chi rileva le innegabili distorsioni democratiche dell’Italicum invochi come rimedio il sistema inglese. Pur presentando controindicazioni come del resto ogni sistema, quello inglese ha una coerenza democratica collaudata nella rappresentanza dei territori e dei cittadini.

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