Costruire il futuro trasformando i rapporti del passato (a Enrico Zanetti)

Lettera du commento all’artixolo “Pensioni: se si protegge solo il passato il Paese è morto” di sabato 2 maggio scritto da Enrico Zanetti, sottosegretario all’Economia e segretario di Scelta Civica.

A Enrico ZANETTI

e  p.c.        Antimo CESARO    e   Antonio COLANTUONI

 

Caro Segretario,
memore dell’invito che cortesemente rivolgeste ai Liberali per il Vostro Congresso e nonostante il chiaro disinteresse che subito dopo manifestaste per dei Liberali autonomi, mi ha colpito il Suo articolo di sabato, scritto, parole Sue, venendo meno all’abitudine di Scelta Civica di non commentare le sentenze.
Già sul non commentare siamo di opposto parere, come Liberali, perché le sentenze si rispettano ma si commentano senza remore, dal momento che fanno parte del tessuto democratico e non esprimono una casta intoccabile. Quindi mi rallegro per la Vostra decisione di commentare ora la sentenza  della Corte Costituzionale concernente le pensioni, ma sono assai colpito per il merito del commento, così lontano nel profondo da una concezione  fondata sul rispetto del cittadino.
L’assunto del Suo articolo è che, se si protegge solo il passato, il Paese è morto. Verissimo. Solo che è privo di senso logico e pratico sostenere che la sentenza sarebbe questo (Lei scrive “è lecita ogni modifica normativa che riduce anche in modo assai significativo le prospettive di futura pensione dei giovani di oggi , mentre è incostituzionale ogni modifica normativa che scalfisce anche solo in piccola parte le pensioni già in corso di erogazione”).
Il problema grave, piuttosto, è non rendersi conto che la vera questione nell’Italia di oggi non è contrapporre passato (e attualità) a futuro – che è la Sua tesi insistita –  ma costruire il futuro trasformando i rapporti del passato (e attuali). La strada è quella di trasformare le regole che esistono nel rispetto delle procedure, non violarle nel nome di un presunto bene comune noto ai sapienti di turno.
La Corte Costituzionale ha sancito che il governo Monti, consapevolmente o meno, con il blocco delle indicizzazioni ha violato le regole di convivenza. Il perché lo ha argomentato in dettaglio. La norma Monti “si limita a richiamare genericamente la contingente situazione finanziaria, senza che emerga dal disegno complessivo la necessaria prevalenza delle esigenze finanziarie sui diritti oggetto di bilanciamento; ….nel nome di esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio, risultano intaccati i diritti fondamentali connessi al rapporto previdenziale, fondati su inequivocabili parametri costituzionali: la proporzionalità del trattamento di quiescenza, (art. 36, primo comma, Cost.) e l’adeguatezza (art. 38, secondo comma, Cost.)”. In sostanza, i sapienti del governo e dei ministeri, d’imperio, hanno  addossato alla gran massa dei pensionati  (cioè una parte dei cittadini) l’onere di una manovra risanatrice. Il che non mette in discussione la necessità del risanamento economico, bensì evidenzia che il risanamento andava fatto in altro modo (principio che la Corte aveva enunciato già nel 2010).
Lei di questo non tiene conto. Nonostante ogni anno che passa sia sempre più evidente che il  paese si risana attraverso il deciso taglio dei privilegi e delle disfunzioni che inceppano la struttura pubblica a favore di proliferanti caste burocratiche d’ogni tipo. Solo per fare un esempio, l’incapacità di procedere davvero alla cessione di beni pubblici (ben prima delle proprietà imprenditoriali pubbliche) per la contrarietà ormai conclamata delle strutture che dovrebbero effettuarla e non consentono di andare oltre gli annunci. E’ il taglio dei privilegi e delle disfunzioni della macchina pubblica che può rimettere in moto l’Italia rendendola capace di affrontare la globalizzazione.
In tale quadro, mettersi a gridare contro la sentenza  70/2015 equivale ad eludere le questioni vere e in pratica fa il gioco delle solite camarille, che, invece di agire davvero ove serve, addormentano i cittadini con parole roboanti e promesse vuote. Questo è il vero strappo, profondo e drammatico, nella carne viva del Paese, uno strappo che è tale non perché esaspera una convivenza tra generazioni, ma perché non rispetta le regole della civile convivenza tra tutti i cittadini diversi, che è il vero motore del garantire il passare delle generazioni. Addirittura, un importante quotidiano riporta la tentazione serpeggiante a livello ministeriale di chiedere un rinvio alla Corte di Giustizia Europea per verificare se la sentenza 70/2015 sia coerente con gli impegni di bilancio presi con Bruxelles. L’intenzione è chiara (riaffermare il proprio potere di sapienti), la tentazione assurda (gli impegni con Bruxelles  indicano obiettivi, non stabiliscono in partenza come perseguirli). E la strada del blocco delle pensioni così come tracciata non rispetta le regole costituzionali, in quanto viola gli impegni pubblici assunti.
Concludendo Lei esprime l’obiettivo di essere il riferimento per chi vuole conservare la lungimiranza. Bene, ma allora occorre agisca sui bubboni veri della macchina pubblica e non  avalli la ricerca di risorse mediante il far venir meno gli impegni pubblici sul sostegno previdenziale. Così favorisce la rinuncia al creare le condizioni per la ripresa produttiva. E invece la lungimiranza sta proprio nell’attivare la ripresa produttiva,  che non ci sarà senza istituzioni  funzionanti meglio (prima ancora che rapporti di impresa e di lavoro più sciolti). Per riuscirci, non basta auspicarlo tutti i giorni e  nascondere i fatti.

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