Gli armeni, l’Europa, la Turchia

 

Articolo scritto per la rubrica Disputationes  sulla rivista NON CREDO n.36

Sul Presidente turco Erdogan, nel penultimo numero di Non Credo ho scritto che  le sue legittime prese di posizione “escludono che questa Turchia entri in Europa, perché entrando ne stravolgerebbe lo spirito sperimentale della struttura laica”.  Tale  convinzione ha avuto nuova conferma, i primi di aprile,  dalla durissima reazione di Erdogan alle parole di Francesco “il primo genocidio del XX secolo ha colpito il  popolo armeno, prima nazione cristiana“, un massacro di cui ricorre il centesimo anniversario. Contro tale giudizio, Erdogan ha pronunciato parole di fuoco e con lui i suoi ministri.  Simili invettive violano ancora i cardini della convivenza europea.  Per prima cosa, negano fatti storici ampiamente comprovati e ciò mina il fondamento delle istituzioni laiche (tanto che la Germania sancisce l’illegalità del negazionismo nazista perché non accetta fatti provati). In secondo luogo,  reagiscono alle dichiarazioni di un importante capo religioso come se fossero un atto di potere contro la verità istituzionale e non delle convinzioni religiose fuori della politica.  In terzo luogo, colloca la Turchia su una posizione frontalmente contrapposta a quella del Parlamento Europeo sul tema. In quarto luogo, come scrivono i giornali locali da tempo,  la Turchia aiuta i terroristi dell’ISIS con avamposti logistici e consentendo loro di entrare in Siria.  Con simili credenziali, è improponibile la candidatura della Turchia all’UE.  Peraltro, importanti  esponenti politici, non di idee politiche laiche,  continuano a sostenere  l’opportunità internazionale di accogliere la Turchia nell’UE sintonizzando Roma e Bruxelles (in prima fila Davide Sassoli, Vice Presidente PD del Parlamento Europeo, e Pierferdinando Casini massimo esponente dell’area popolare italiana). Evidentemente, la loro concezione, confondendo l’Unione Europea con un’alleanza di tipo militare, li porta  a trascurare come la Turchia segua regole di convivenza in contrasto strutturale con quelle europee. Ancora una volta, solo l’impostazione laica conduce ad una convivenza legata alle idee e alla coerenza di comportamenti  più che al potere.

 

 

 

 

 

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