L’Expo, la moschea e il neo-oscurantismo della Regione Lombardia

Scritto per la rivista NON CREDO n. 35

 Mentre scrivo, non posso sapere se il Sindaco di Milano Pisapia sarà riuscito a far sì che l’Expo inizi disponendo di un luogo di preghiera per i musulmani. In ogni caso, il suo intento è giusto, anche se la sua determinazione è in ritardo. L’attenzione del mondo laico ai fatti della convivenza tra diversi induce a sostenere la laicità istituzionale ma non a chiudere gli occhi  sul diffuso bisogno di praticare il rispettivo credo religioso. Si chiama libertà di religione ed è un caposaldo della democrazia liberale.

Invece   so già che la legge Regionale della Lombardia Princìpi per la pianificazione delle attrezzature per servizi religiosi”  approvata a fine  gennaio, è un rigurgito oscurantista concepito per ostacolare la costruzione di moschee e opporsi a quella libertà. Lega e Forza Italia dicono di aver  introdotto regole “uniformi e condivise” ma basta scorrere la legge per constatare che è un concreto attacco all’ islam e a tutte le religioni (non protestano i cattolici visto che, esistendo già numerose chiese, non hanno fretta di costruirne) alle quali si rende tecnicamente quasi impossibile erigere edifici di culto nuovi. Addirittura la legge dispone l’installazione a spese proprie di impianti di videosorveglianza degli ingressi collegati con la polizia.  Perfino guardona.

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