A proposito del vescovo educatore del tricolore

Questo vostro articolo sulle celebrazioni della Giornata Anniversario del Primo tricolore (7 gennaio 1797-2015), è una sorta di “al lupo al lupo” gridato magari con le migliori intenzioni ma rispondente ad una logica laica  autolesionista e  perdente.
La contraddizione essenziale dell’articolo emerge fin dalle sue prime righe, quando lamenta l’ennesimo scivolone sul cammino dell’affermazione della laicità, anche oltre gli ostacoli  amministrativi degli ultimi anni. Infatti, la laicità  non si illude mai di potersi affermare una volta per tutte, siccome la laicità è uso dello spirito critico individuale, rispetto della diversità di ogni cittadino, riconoscimento dei fatti reali. E così è legata in modo indissolubile ai cambiamenti derivanti dal passare del tempo.

Ne consegue che la laicità, invece di piangersi addosso perché   nella vita civile continuano a contare i suoi avversari, deve essere conseguente ed impegnarsi di continuo tra la gente  per riaffermare il proprio metodo ed i propri principi (che oltretutto l’esperienza storica ha mostrato essere i più efficaci per regolare la convivenza).  Ciò significa che è sbagliato confondere religione e spirito religioso con gli avversari della laicità, poiché  religione e spirito religioso sono e devono restare estranei ai conflitti democratici sul dar norme e gestire il convivere, mentre i veri avversari della laicità sono quei cittadini che usano la fede religiosa più o meno apertamente per introdurre regole ed iniziative istituzionali.

Nella vicenda Giornata Tricolore del 7 gennaio,  i veri avversari dei laici  non sono quindi né il Comune di Reggio Emilia (che formalmente relega la Lectio del vescovo tra le “altre iniziative nell’ambito della Festa del Tricolore”) né la Chiesa o il vescovo (che esercitano il loro magistero illustrando la loro fede nei vari settori, che siano  fine vita,  orientamenti sessuali o interruzione di gravidanza). Anzi i laici devono rallegrarsi che anche la Chiesa riconosca i propri errori più rapidamente: ha impiegato 500 anni per correggersi su Galileo, solo 150 per  ravvedersi sull’Unità d’Italia e Porta Pia.

Per il 7 gennaio 2015, il vero avversario dei laici è il Comitato Primo Tricolore, vale a dire un’associazione di cittadini democratici che arriva a proporre il vescovo come educatore del Tricolore. Ciò spiega con chiarezza il senso vero della finalità del Comitato, che nei primi due commi esprime concezioni della società talmente rigide  da  comprimere la storia italiana nei miti resistenziali del secondo risorgimento, negando la sostanza del Risorgimento di metà ottocento e i principi laici. Una concezione consociativa che molto opportunamente venne seppellita dal Presidente Napolitano nel 2011 con il suo discorso di apertura dell’anno celebrativo del Centenario dell’Unità a Torino.

Nella prospettiva di comportamenti coerenti e non perdenti, i laici di Reggio potrebbero utilmente stimolare tutti i cittadini e in particolare il Comune affinché nei prossimi mesi seguano con attenzione l’evolversi della questione dell’otto per mille. La delibera dello scorso novembre della Corte dei Conti ha  imposto di togliere dalla legge del 1985 tutti gli aspetti in contrasto con i principii costituzionali di laicità e con le esigenze economiche dello Stato. Da parte laica, bisognerà vigilare che venga fatto.

 

Articolo del periodico on line INIZIATIVE LAICHE  del 6 gennaio 2015
Al vescovo Massimo Camisasca è stata affidata – su iniziativa del Comitato Primo Tricolore – la lectio magistralis su “L’educazione al Tricolore” che si svolgerà il pomeriggio del 7 gennaio nella referenziatissima Sala del Tricolore del Comune di Reggio Emilia. Scusate se è poco: si parla di un intervento “educativo”, da parte di un’autorità religiosa, intorno a problematiche che attengono la storia delle istituzioni laiche e dei principi fondativi stessi su cui si è costruita la laicità (fino a prova contraria) dello Stato italiano. In una occasione, tra l’altro, sempre dedicata a riaffermare i valori della Costituzione e Repubblicani tra i quali laicità, autodeterminazione, pluralismo, sempre negati dalla gerarchia ecclesiastica.
Dobbiamo forse ricordare che lo Stato italiano é nato contro la volontà della gerarchia ecclesiastica e della Chiesa? E che ogni passo in senso laico e moderno è stato dalle stesse sempre ostacolato?
– Dopo le pesanti interferenze nelle azioni di cittadinanza attiva che hanno portato all’istituzione nella nostra città del Registro dei testamenti biologici e in molte altre vicende legate all’affermazione del diritto all’autodeterminazione nella vita e nel fine vita, nella salute, negli orientamenti sessuali e nella maternità. Come nella pesante battaglia della gerarchia ecclesiastica contro una legge per l’autodeterminazione della donna, la 194, approvata anche dal referendum
- Dopo il perdurante silenzio, in un’epoca di pesantissimi sacrifici per tutti, sugli assurdi privilegi goduti nel nostro Paese dalla Chiesa cattolica. Vedi ad esempio la recente delibera della Corte dei Conti sul perverso meccanismo dell’8 per mille che assegna alla stessa più di 1 miliardo, cioè l’82% dei fondi assegnati, con soltanto il 38% delle preferenze dei contribuenti.
- E dopo che la dilagante confessionalizzazione dei servizi ai cittadini ha cambiato il volto del welfare pubblico reggiano
- ora le influenze curiali si estendono nientemeno che all’educazione storica e civica.
Il prossimo passo sarà l’istituzionalizzazione dell’educazione curiale in materia di laicità dello Stato, di autodeterminazione e libertà di scelta, di pluralismo?””

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