Dopo la Corte dei Conti, l’impegno laico sull’otto per mille

ItaliaLaica ha fatto bene a dar tempestiva notizia della delibera 16/2014 della Corte dei Conti duramente critica sull’impostazione giuridica ed operativa dell’otto per mille. E anche a rilevare  – con Vittorio Bellavite di Noi Siamo Chiesa  – che la delibera 16/2014 è in assoluto il primo intervento su questo tema  da parte di una istituzione della Repubblica.

Nel complesso, gli organi di stampa hanno trattato molto poco l’argomento, evidentemente ritenendolo scottante. E il mondo dei cattolici chiusi ne ha parlato sull’Avvenire con un ampio scritto di Cesare Mirabelli in difesa dell’impianto della legge istitutiva (la 222/1985). A me pare peraltro che i laici non dovrebbero far cadere la vicenda ed impegnarsi con maggior forza, non tanto per diffondere la delibera in sé – dato che le sue critiche sono già ricomprese nelle vivacissime contestazioni fatte alla legge per anni –  quanto per monitorare come si comporterà l’amministrazione pubblica d’ora in poi, così da essere pronti ad agire qualora la delibera della Corte dei Conti resti lettera morta.

Infatti, al di là del taglio critico, la novità più rilevante della delibera 16/2014 è il disposto per cui le amministrazioni interessate devono comunicare entro sei mesi alla stessa Corte e al Parlamento le misure adottate a seguito della delibera, però comunicando subito, entro 30 giorni, se e perché non intendessero assumerle. Quest’ultimo termine è molto vicino né vi sono sintomi di non voler rispettare la delibera. Dopo scatterà il termine dei sei mesi per adempiere. Ed in questo periodo i laici, credenti e non credenti, dovranno tenere caldo l’argomento per spingere il governo alle decisioni più conseguenti in chiave separatista.

In generale, la vera svolta sarebbe il superamento del Concordato che ammorba i rapporti civili. Ma siccome non appaiono ancora maturi i tempi per una battaglia che non sia solo di bandiera, bisogna fare determinati quella ormai matura sull’otto per mille.  Intanto indurre il governo a decidere subito due cose rese possibili dalla delibera della Corte dei Conti. Una, sopprimere una riga della Legge 222/1985 (art.47, c. 3 ultimo periodo) in modo da risolvere l’aspetto peggiore dello scandalo 8 per mille (facendo restare all’erario le quote Irpef non destinate dai cittadini con l’8 per mille). Seconda, imporre alla burocrazia ministeriale di non adoperare l’8 per mille destinato allo Stato per altri fini, perfino confessionali.

Nel caso il governo prenda tali decisioni, sarebbe un notevole passo in avanti per la convivenza in Italia. Allora i laici potrebbero iniziare un’altra battaglia per  chiedere di ridurre la quota dell’otto per mille  nella prospettiva di azzerarla progressivamente per irrobustire la laicità istituzionale. Qualora, viceversa, il governo eluda le indicazioni della Corte dei Conti anche solo rinviando in sostanza ogni decisione, ciò costituirebbe una  violazione accertata  della separazione Stato religioni e andrebbe contro quanto stabilito dalla Corte Costituzionale da anni. Allora la battaglia dei laici, disponendo di un argomento fortissimo, dovrebbe divenire stringente con ogni mezzo, dall’aperto conflitto politico alle correlate azioni giudiziarie ad ogni grado della giurisdizione.

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