Il richiamo della foresta per una bella mente

Articolo scritto per la rivista NON CREDO n.33

 

Alla vigilia  del Sinodo straordinario sulla famiglia, Massimo Cacciari, intervistato, ha detto che “finora la Chiesa si è sostanzialmente limitata all’indicazione di principi generali. Ora si tratta di scegliere tra diverse posizioni in merito a grandi questioni: etica sessuale, famiglia, matrimonio. E, senza dubbio in prospettiva anche il fine vita… Tutto si giocherà sul fatto che la tradizione possa essere modificata oppure no…. Personalmente auspico la posizione teologica del cardinale Kasper. Ossia: ciò che decide è la misericordia. È una speranza per tutti. Fuori e dentro la Chiesa”.

Va fatto un rilevo non sull’analisi ma sull’auspicio. Ritenendo che il nodo del Sinodo sia la scelta sulla modificabilità della tradizione, è assai elusivo non rilevare al tempo stesso che su tale scelta, in sede civile, si distinguono concezione laica e religiosa: da tantissimo per i laici la tradizione va vissuta e non applicata. L’elusione è sostanziale, perché eludere questo rilievo significa incertezza sull’importanza decisiva che ha in campo civile. Il mondo laico vive la tradizione oggi pensando a progettare il domani, quello religioso cattolico finché riesce  la applica strettamente, assoggettando le prospettive al passato. Perciò è strutturale che le organizzazioni religiose cattoliche siano conservatrici nella vita pubblica.

Da qui l’auspicio distorto. Auspicare che prevalga la posizione teologica di affidarsi alla misericordia, in Italia –ove è forte la rappresentanza in terra del Dio cattolico – è un ammicco ad affidarsi agli indirizzi della gerarchia più che alle decisioni dei cittadini. Insomma, pare il richiamo della foresta della cultura di origine di Cacciari, dedita al modello perfetto del mondo e disinteressata ai cittadini.

 

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