Su un dibattito elusivo (all’Associazione IdeaLi)

Commento al dibattito tra Roberto Bernabò, Andrea Romano e Marco Damilano dal titolo: La trasformazione dei partiti, Il campo del centrosinistra e … LA LIBECCIATA DI LIVORNO, organizzato dall’Associazione IdeaLi.eu

Ho assistito al dibattito cui si riferiscono le note per tutto il periodo che coprono. Al riguardo, considerato che auspicate di dar spunto ad una riflessione, desidero far presente che, nella stessa tarda giornata, ho segnalato al Direttore Bernabò una questione particolare, che ritengo emblematica appunto rispetto alle intenzioni dichiarate del vostro incontro.

In tutti gli interventi (non solo nelle note) non è mai stata pronunziata la parola “potere”, comunque declinata o accoppiata. E’ una carenza assai significativa. Di fatti la questione cardine della politica italiana – fatta emergere con prepotenza dal caso Livorno (e forse è appunto per questo che il caso viene misconosciuto nazionalmente) – è che non viene considerato che la politica non può mai essere solo di potere ma deve essere anche di idee e progetti circa il modo di convivere nella nostra quotidianità. Il perché sta nel fatto che la politica di potere intende prescindere in vari modi dalla volontà critica dei singoli cittadini. Che prima o poi se ne accorgono e non intendono fare più i sudditi.

Ciò vale in Italia e a Livorno. A Livorno, un esempio pratico è un’inesattezza di Bernabò a proposito dell’Ospedale. Non è esatto ammettere che l’amministrazione Cosimi avesse dibattuto la questione Montenero prima delle elezioni 2009. Questa è la tesi falsa (sottolineo falsa) ripetuta anche lo stesso mercoledì sul Tirreno da larga parte degli ex consiglieri PD. La verità è l’esatto contrario (indiscutibilmente comprovabile con la semplice lettura del programma elettorale 2009 di Cosimi, per constatare che non vi esiste parola sull’ubicazione a Montenero). Questa notazione, specie considerato il successivo accanimento con cui l’Amministrazione e il solo PD (salvo i satelliti sciocchi) hanno difeso l’indifendibile su Montenero, prova che il nodo della questione, al di là del merito, è il disprezzo che il potere ha per i cittadini, nella logica di “ragazzino lasciami lavorare”.

Dunque, se Livorno vuol cominciare a risalire la china, non aspettiamoci palingenesi da chi oggi è Sindaco quasi incredulo e di certo non preparato ad esserlo, ma piuttosto iniziamo a praticare la virtù concreta delle idee e progetti cicostanziati sul governo della convivenza per quel che è a nostra portata di mano: non affidandolo solo al potere. E’ una questione che riguarda tutti i cittadini, nei rispettivi diversi ruoli.

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