Riunire i movimenti liberali per rivendicare l’essere politico liberale

 

Intervento di Raffaello Morelli (Liberali Italiani) ospite al Consiglio Nazionale PLI insieme a Silvia Enrico (ALI)

 

Ringrazio dell’invito ad intervenire a questo Vostro Consiglio per confermare la linea che con Stefano ci siamo detta in questi mesi: raccordare le forze e portare avanti il progetto liberale di affrontare i fatti dei problemi quotidiani,  promuovendo di continuo e in concreto la massima libertà individuale per ciascun cittadino.

I liberali  combattono   in nome  della libertà del cittadino questa battaglia senza fine contro l’autorità sul cittadino. Il che, rispetto ai problemi del mondo, significa occuparsi soprattutto delle cose di casa nostra, prima di eventi internazionali talvolta gravissimi per la libertà ma su cui non possiamo influire se non innescando pericolose derive in casa nostra – ricordiamo Giolitti che, alla vigilia dell’entrata in guerra nel 1915, ammoniva a non abbandonarsi ad atteggiamenti bellicosi, disinvolti e rischiosi.

La linea della libertà del cittadino l’abbiamo espressa con insistenza, voi e noi,  al Ripetta tre mesi fa, tentando una collaborazione assai problematica con quel Fare di Boldrin che dice di intendere il liberalismo come un autobus per andare a Bruxelles e non come un filone politico culturale da applicare tutti i giorni. La riproponiamo oggi in una prospettiva ancora più ampia, perché incentivati dall’ulteriore progredire dell’iniziativa appassionatamente promossa da Guy Verhofstadt di presentare anche in Italia la lista liberal-democratica dell’ALDE.

Per questa iniziativa dobbiamo essergli grati, come italiani (perché il nostro paese ha fame della rappresentanza liberale) e come liberali (che abbiamo bisogno della spinta europea per superare gli ostacoli  che troviamo nel nostro paese). Guy Verhofstadt è stato capace di coinvolgere anche due gruppi politici essenziali per la presentazione della lista – visto che noi liberali temiamo di misurarci nella raccolta delle firme – vale a dire  Centro Democratico e Scelta Civica: il primo più periferico in Italia rispetto alla pratica del liberalismo eppure disponibile con franchezza operativa, il secondo di cultura più mischiata con le pulsioni liberali seppure ancora un pò arruffata  ed influenzata da propensioni autoreferenziali. Dunque l’azione di Guy Verhofstadt è stata utile ed efficace.

Peraltro, noi liberali, che stiamo sempre ai fatti, non ci nascondiamo che quest’azione della lista ALDE, è stata concepita bene nell’impostazione della linea europea da diffondere anche in Italia, ma, venuta alla luce, appare sofferente come tutte le creature figlie di una gestazione incerta e contrastata. Il tavolo della conferenza stampa di martedì ne è stata una manifestazione plastica e non equivoca.

Non perché vi è stato il saluto augurale di Prodi, saluto che – a parte la collaborazione e i dissensi pubblici che con lui noi Liberali Italiani abbiamo avuto negli anni passati – sarebbe utile se si accompagnasse ad una forte immagine liberale dell’iniziativa. E’ la composizione del tavolo ad essere un fatto politico inequivoco. Perché non esiste nessuna ragione politica che ad un tavolo con pretese liberali, come unici gruppi italiani, oltre CD e SC, faccia preferire a  De Luca e Zanone, presenti in quella sala, un movimento che qualifica l’ALDE un autobus e un movimento non paragonabile a quei liberali in termini quantitativi e qualitativi.

Il tavolo della conferenza non è stata una coreografia casuale.  La gestione dell’iniziativa negli aspetti italiani della lista ALDE è stata riservata a Nicolò Rinaldi. Che conosciamo da decenni ed è sempre stato un avversario sotto traccia  dei liberali. Noi Liberali Italiani ci facciamo sostanzialmente baruffa politica da anni, prima e dopo il suo passaggio all’IDV per essere  parlamentare europeo ed ancora quando è il punto di riferimento in Fare e si pone come uomo dedito a battaglie tipo quella contro la rivalutazione delle quote di BancaItalia, che si mascherano da liberiste in un’ottica boldriniana, ma che sono in realtà un deciso contributo al concreto statalismo praticato a Roma e a Bruxelles. Per queste cose, noi LI non siamo stati voluti subito nell’iniziativa e siamo quindi del tutto liberi di rimarcare quello che ancora non va nella prospettiva della lista ALDE.

Il nocciolo è che nella lista ALDE in Italia (nella quale non per caso assenti anche i Radicali, nonostante membri del partito ALDE), la politica liberale è scarsamente percepibile. Noi siamo qui per contribuire ad irrobustirla senza equivoci.

Ho piacere per la presenza qui stamani di Silvia Enrico, Segretaria dell’ALI e ho assai apprezzato il discorso che ha appena fatto, con aperta franchezza, sulla disponibilità a questa azione di irrobustimento. Proprio  per questa aperta franchezza, mi sento di poter ricordare a noi tutti che ALI proviene da un ceppo che un anno fa respingeva l’apporto dei liberali come tali – e  queste non sono interpretazioni ma fatti scritti – e che ancora nelle settimane scorse oscillava sulla possibilità di un incontro di tutti i liberali. Lo ricordo come dato, non per altro, siccome non dobbiamo mai  scordarci che il fulcro del liberalismo è la diversità in base allo spirito critico. Dunque in politica il liberale non può praticare l’ognuno per sé bensì deve curare il collegamento dei fautori dell’individualismo metodologico, che, se non sa collegarsi, in Italia resterà sempre l’ultima ruota del carro.

Per tali considerazioni, da qui, oggi, deve partire un appello al riunirsi di tutti i liberali, che si dicono e si comportano come tali, perché la cosa decisiva in politica non è dirsi ma comportarsi da liberali. Incontrarsi presto, rivendicando la loro natura e rappresentanza di un modo  di pensare e di comportassi. E contestualmente invitare con calore Guy Verhofstadt ad essere presente per considerare con serietà la problematica italiana.

Vedete, nel manifesto per la lista ALDE si delinea una concezione che in Europa da spazio ai cittadini sovrani. E per l’Europa ci va benissimo. Però, per quanto concerne la situazione in Italia, il cittadino dove è? Mentre è proprio questa la nostra anima di liberali. La sovranità del cittadino che sceglie. E’ il nostro marchio e il nostro motore, di fronte ad un paese dominato da tre uomini soli al comando. Dei quali, uno dichiara apertamente di volersi mangiare il parlamentarismo liberale e democratico, l’altro continua a parlare di un comunismo che non esiste più sorvolando sui precisi pericoli attuali degli ambienti statalistici e burocratici, il terzo inneggia alla velocità non è chiaro per andare dove e ricorda la vecchia pellicola del sotto il vestito niente.

Nella riunione dei movimenti liberali che facemmo l’otto febbraio alla sede LIDU, individuammo come fulcro dell’azione liberal-democratica in Italia tre punti che devono essere idealmente ricompresi nella lista ALDE. L’Europa federalista (argomento già presente), la laicità quotidiana (argomento cui si fa cenno quanto basta solo per l’Europa) e l’efficace e concreta sovranità del cittadino. Quest’ultimo argomento è molto carente e solo la riconoscibilità della presenza liberale può rendere la lista ALDE credibile come dotata di una volontà riformatrice improntata alla libertà del cittadino sovrano.

In tema di sovranità del cittadino, cito a volo d’uccello cinque aspetti liberali. Il debito pubblico accumulato, che non basta dire “non va aumentato”, va drasticamente ridotto intorno ad un quarto. Senza questo, non ci possono essere materialmente le risorse per rilanciare la crescita attraverso la riduzione di almeno cinque punti delle aliquote fiscali generali e di molto di più del cuneo sul costo del lavoro. Se si continuasse così, si illuderebbero i cittadini prospettando in teoria irraggiungibili miglioramenti e in pratica mantenendo i privilegi delle consorterie di potere a danno del cittadino.

La questione del diritto al lavoro, equilibrando la maggior libertà dell’impresa nella gestione, con l’addossarle l’onere di una indennità di disoccupazione congrua ma decrescente nel tempo; in pratica la linea del sen. Ichino, che è anche professionalmente maestro di queste cose, che apprendiamo con piacere sia ora presidente dell’ALI e di cui apprezziamo la scoperta del liberalismo non nelle sue culture d’origine ma per l’adozione nella pratica di quel metodo sperimentale che del liberalismo è l’essenza.

La giustizia che deve acquistare un’efficacia che non ha e nel campo penale deve concepirsi per applicare la legge e non per essere un potere alternativo, se non talvolta creativo.

La scuola per formare all’esercizio dello spirito critico, questione per la quale confidiamo nel Ministro all’Istruzione, la segretaria di SC, quando afferma che occorrono grandi scelte valoriali e non ristrutturazioni globali; secondo i liberali una grande scelta valoriale è la funzione della scuola pubblica insieme al garantire alle scuole private la più ampia libertà, senza confonderla con le iniziative economiche assistite nel campo delle paritarie.

La liberazione dei detenuti non condannati, che corrisponde ad un importante principio liberale e che è il solo modo di evitare la multa dalla Corte di Strasburgo risolvendo il dramma del sovraffollamento carcerario. Questo impegno lo lanciammo noi e voi insieme al Ripetta, da allora ha fatto passi avanti e al Senato è stato tradotto dai sen. Compagna e Manconi nel ddl 1290 (che riconosce esplicitamente il nostro lavoro), ed ieri è stato reso ancor più attuale dall’intervento dell’Europa, la quale ha dichiarate del tutto inadeguati i vari palliativi anche legislativi finora messi in campo in Italia dai soliti conformisti conservatori e giustiziasti.

Come vi vede, ragioni di principio e merito di questioni di vita quotidiana, rendono necessario far riconoscere la lista ALDE come una lista liberale non solo nelle intenzioni ma anche nella pratica percezione. Con buona pace di noti esponenti politici, quella liberale e quella popolare sono due culture distinte e volerle confonderle renderebbe la lista ALDE incapace di svolgere in Italia la funzione di catalizzatrice del mondo liberale. Per tutto ciò, è essenziale riunire presto tutti i movimenti liberali ed invitare Guy Verhofstadt ad essere presente.

 

 

 

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