Autorità e libertà

Come riporta La Nazione, in un Convegno di rilievo per argomento (l’impegno per i poveri dei cattolici toscani) e presenze (un cardinale, il vescovo, il sindaco, assessori e politici d’ogni tipo),  è stata data una definizione delle scelte  democratiche che fa cogliere la differenza tra il fondarsi in campo civile sull’autorità oppure sulla libertà. Dire che in futuro Livorno deve basarsi sui diritti della comunità e non più sull’individualismo, esprime una concezione imperniata sull’autorità: del tutto comprensibile in chiave religiosa (quando si indica al popolo la dottrina della fede) ma altrimenti del tutto inadatta a promuovere il conflitto democratico imperniato sulla libertà del cittadino nella convivenza. Di fatti la libertà del cittadino è la libertà di ogni individuo, non solo di qualcuno. E la sua efficacia, consiste nella superiore capacità di stare ai fatti, di confrontare progetti diversi, di scegliere le soluzioni più condivise e soprattutto di verificarne i risultati e di correggersi se necessario. Appunto perché nella convivenza non ci si appella ad un’autorità inconfutabile. Questa è la politica delle idee e dei progetti. Viceversa è la politica di puro potere,  che, in campo civile,   mette prima i diritti del potente o della comunità, si contrappone ai diritti del cittadino e  rinuncia in partenza alla libertà civile dei singoli, motrice delle verifiche. Nel concreto si ingabbia nei bracci di ferro conservatori tra i  vari gruppi della comunità, che pensano ai propri interessi piuttosto che alla realtà del convivere tra diversi. Pensare a questa realtà, implica in campo civile l’impegno per garantire le condizioni  della libertà di ciascuno, che è la via efficace per  pensare davvero ai poveri. Ridursi alle intese tra le culture marxista e cattolica rientra negli accordi tra gruppi di potere al di sopra del cittadino, che sventolano promesse e non realizzano. Sia chiaro. Responsabili di questa deriva non sono gli alti prelati del Convegno,  predicatori di fede. Lo sono i politici di potere e in specie il Sindaco che, in confusione di ruoli, ha voluto spiegare le encicliche ad un Cardinale ed un Vescovo.

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