Il Natale spazio vuoto e il disagio liberale (a Giovanni Belardelli)

Egregio Professore,

mi permetta di esprimerLe un disagio político liberale per la lettura del Suo commento di stamani  sul Natale come spazio vuoto.

Non perché non sia corretto l’assunto, inespresso ma di fondo, che la religiosità è parte ineliminabile della natura umana. Ma perché, anche sorvolando sulle differenze tra Italia e Occidente,  il commento finisce per sembrare un lamento perché l’inclinazione al consumismo non rispetta abbastanza la tradizionale impostazione religiosa  del Natale.

Dal punto di vista liberale, proprio perché la sovranità è sempre del cittadino e mai di qualsiasi autorità (in testa una religiosa),  il come viene esercitata quella religiosità può essere rilevato ma non sindacato. Sindacandolo  il lamento diviene il rammarico perché si va perdendo l’ordine civile fondato sul riconoscere un valore superiore all’organizzazione religiosa.  Che in Italia è stata fin qui cattolica in modo prevalente ma sarebbe lo stesso con altre religioni (non per caso, ieri nella stessa pagina, un altro appello a fondare la spinta al bene  sulla religiosità lo ha fatto Gabriele Nissim, presidente della Foresta dei Giusti).  La radice del disagio sta appunto nel sotterraneo riconoscere quel valore superiore, cosa che stride con il meccanismo della libertà perché è con essa in contrasto.

Lei scrive “la democrazia vive di valori che sono per una gran parte di derivazione cristiana, a cominciare dal concetto di eguaglianza tra tutti gli esseri umani, che rimanda all’idea di una loro comune natura in quanto figli di Dio”. Appunto la democrazia, che è cosa diversa dalla libertà, poiché mentre la libertà implica per forza la democrazia, non è vero il viceversa. E la ragione sta proprio nel fatto che la libertà va oltre il concetto di uguaglianza dei cittadini (perché constata che i cittadini sono tutti diversi, in aderenza alla realtà) e limita l’uguaglianza a quella dei diritti di convivenza di ciascuno. Dunque le norme e le iniziative per riuscire a migliorare le condizioni di convivenza appartengono alle scelte umane sulla base del senso critico che configge, sceglie, prende atto dei risultati; e l’uguaglianza dei diritti, nella logica della libertà, dipende da questa necessità di funzionamento, non è più indispensabile riconoscersi o meno nella comune natura di figli di Dio.

Le ho manifestato questo disagio politico liberale per il fatto che la società italiana è in una condizione preoccupante proprio perché troppo e troppo a lungo  ha trascurato  la necessità di utilizzare il metodo liberale nella cura dei meccanismi istituzionali. E ha preferito seguire gli indirizzi disattenti alla libertà individuale dei cittadini, quelli dei gruppi, dei clan, delle appartenenze amicali, del potere di una o più autorità. Pertanto ritengo assai pericolosa ogni disattenzione su questo punto.

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