I Liberali Italiani nel progetto di “In Cammino Per Cambiare”

Convegno di In Cammino Per Cambiare a Roma, Residence Ripetta, relazione iniziale di ciascuno dei firmatari della Dichiarazione Congiunta del 24 ottobre 2013, fatta a nome dei Liberali Italiani.

 

Noi Liberali Italiani siamo membri dell’Internazionale Liberale, abbiamo con l’attuale PLI una storia in origine comune nel vecchio PLI, poi abbiamo avuto  valutazioni diverse nei rapporti con il centro destra – noi siamo stati tra gli 11 fondatori dell’Ulivo – ma ci siamo ritrovati prima all’opposizione nel 2008 ed ancora oggi qui, nella prospettiva di dar inizio al lavoro  per costruire il progetto politico che per ora non c’è: il progetto liberale di spostare sempre più nelle mani di cittadini diversi la scelta delle norme di convivenza e degli indirizzi per governarla. Noi riteniamo fisiologico il conflitto democratico tra i diversi punti di vista ed interessi e quindi, per prendere parte al conflitto democratico, lavoriamo per sottoporre al giudizio degli elettori il progetto del mondo liberale. Un progetto basato sui fatti dei problemi quotidiani,  affrontati in modo da promuovere di continuo e in concreto la massima libertà individuale per ciascun cittadino.

La libertà di ogni diverso cittadino non è una condizione teorica da sognare pensando ad una inesistente età dell’oro del passato o ad una società perfetta che può esistere solo per chi crede all’utopia illiberale. La libertà si manifesta nella  vita di tutti i giorni. Dunque essere liberali significa costruire le condizioni per cui il conflitto democratico porta a scegliere, a verificare, a correggere, facendo di continuo attenzione a che la diversità attenga alle preferenze individuali nelle scelte di vita e costituisca il motore del cambiamento, ma che nel complesso non si determinino distanze tali tra cittadini da non rendere possibile per gruppi più o meno consistenti  di raggiungere le minime condizioni nella vita materiale e nei diritti, cui un paese civile non può rinunciare. I cittadini sono ciascuno diversi ma i diritti di cittadinanza sono uguali per tutti.

Nel momento attuale, soprattutto in Italia ma anche in Europa, ci stiamo pericolosamente avvicinando a questo confine, talvolta sorpassandolo. Di fronte a questa minaccia, i liberali non fanno promesse ma avanzano proposte per risolvere i principali difetti del nostro convivere. Il cuore della proposta liberale è la centralità del cittadino come chiave del cambiamento. Perché dalla pratica economica, settore essenziale ma non esaustivo del convivere, fino alla questione dei diritti di cittadinanza, il cittadino deve riprendere il mano la scelta del proprio futuro, respingendo l’antica prassi di affidarsi ad una qualche autorità, sia un capo affabulatore, sia un gruppo elitario di potere burocratico o finanziario,  che alla fine trasformano la politica in esclusiva lotta di potere e di interessi di parte.

Questo è il criterio dei liberali. Lo è sulla decisiva questione dell’Europa. E’ evidente che l’Europa va male, soprattutto perché da 20 anni non è stata capace di evolvere passo a passo verso l’integrazione sovranazionale. In altre parole, hanno pesato molto più gli euroburocrati e le caste nazionali, che non la sovranità civile dei cittadini. Invece l’Europa dei liberali deve avere come perno lo stesso cittadino. Deve costituire un sistema economico in grado di offrire sostegno ai diversi paesi europei, capace di scatenare la crescita coniugando innovazione con sostenibilità ambientale e di promuovere la solidarietà nel perseguimento della disciplina fiscale. Deve vedere nell’immigrazione legale, un potenziale e non una minaccia, e sviluppare una politica di asilo e migrazione più attenta agli esseri umani. Deve eleggere direttamente  il presidente della Commissione europea. L’Europa liberale mette al centro del welfare i nuovi rischi, cioè donne e  giovani, con due obiettivi prioritari: promuovere la formazione di famiglie a doppio reddito e con due o più figli; sorreggere la formazione dei giovani, particolarmente nella fase della prima infanzia, puntando all’accumulazione originaria di capitali umani individuali e a sconfiggere la crescente povertà tra i minori

Lo stesso criterio i liberali lo hanno sulla questione della urgente necessità di tagliare il debito pubblico italiano di almeno un quinto.  Perché se non si fa questo, il rimettere a posto i conti del bilancio annuale non potrà mai bastare per aver risorse per rilanciare la crescita, che resta l’ineludibile presupposto per il risanamento del paese e per cuocere quella torta da ripartire poi tra ciascuno. Noi liberali abbiamo il coraggio di dire che il taglio del debito accumulato non si fa applicando criteri classisti alla tassazione del reddito – cioè usando patrimoniali sui redditi per sistemare i conti pubblici annuali – ma si fa chiamando innanzitutto e soprattutto lo Stato a liberarsi di una parte dei gioielli di famiglia (prima che delle partecipazioni produttive di reddito) e insieme chiedendo ad ogni cittadino di contribuire in via straordinaria, proporzionalmente alle proprie disponibilità. a salvare la convivenza italiana dal finire soffocata dagli interessi passivi sul debito accumulato. Tali provvedimenti sono la premessa contestuale per rendere efficace la riduzione delle aliquote fiscali, a cominciare dal cuneo fiscale, e ad innescare così la crescita economica.

Il criterio dei liberali del dare centralità al cittadino è lo stesso anche nell’affrontare i principali garbugli della convivenza. Pensando alla realtà effettiva e non alle teoriche impostazioni dei burocrati e dei professori. E’ perfettamente inutile e diseducativo gridare contro l’evasione, addirittura come quegli alti funzionari che cianciano di incompatibilità con la democrazia, e poi evocare doni e  condoni categoriali. La vera questione è agevolare l’uniforme rispetto delle leggi, rendendole semplici ed equilibrate, effettuando controlli pubblici efficaci e continui senza aspirare al palcoscenico, affrontando con realismo il preoccupante fenomeno del sottrarsi all’obbligo tributario per reale necessità e soprattutto facendo attenzione al malessere montante, il che significa non confondere il fondo dei problemi veri e concreti, con l’attitudine alla protesta senza proposta o addirittura  con le strumentalizzazioni di agitatori professionali.

Allo stesso modo i principi liberali servono anche a svuotare le carceri. Il sovraffollamento vergognoso non richiede provvedimenti diseducativi ed illiberali quali ulteriori amnistie o indulti, richiede di scarcerare i detenuti non condannati in via definitiva, salvo i soggetti effettivamente pericolosi per la comunità. Non si possono tenere in carcere persone non condannate. In uno Stato laico, occorre imporre ai PM di sottoporre ad un Giudice terzo tutti gli elementi che impongano di emettere un provvedimento restrittivo di custodia cautelare, riducendone in modo drastico la durata, qualora fosse ritenuta  ammissibile. Così facendo, applicheremmo i principi liberali e allo stesso tempo potremmo risparmiare una sanzione tra i 50 e i 100 milioni di euro dall’Europa.

Ecco. Oggi, qui, diamo inizio a questo lavoro. Per ora pensiamo alla scadenza delle Europee a maggio. Se sapremo convincere abbastanza italiani, dovremo proseguire anche dopo il nostro lavoro politico, che è quello di essere in cammino per  liberare i cittadini.

 

Nuovo intervento a nome dei Liberali Italiani  all’interno della conclusione del Convegno fatta dai firmatari della Dichiarazione del 24 ottobre costitutiva di In Cammino Per Cambiare..

La mattinata è stata positiva soprattutto per la volontà di stare insieme e di cominciare a ragionare, a riflettere sulle cose e farlo sempre di più. Al riguardo, non a caso, Passera ha ricordato la problematica del terzo settore, che, mi permetto di dire, non è una problematica contrapposta al privato o al pubblico. E’ una problematica che,  correttamente intesa, esprime la diversità di attitudine di cittadini diversi, ma uguali nei diritti, e che hanno volontà e modi di espressione differenti. Per questo al terzo settore deve essere dato nelle norme più spazio di quello che fino ad ora è stato fatto. Aggiungo che tutto questo è ancora più importante oggi – chi vi parla e molti altri qui appartengono alla cultura e alla pratica laiche – oggi che c’è un Papa che rompe con tutte le tradizioni curiali, ferme e burocratiche. Quindi è ancora più importante cavalcare questa attitudine a ragionare e a lavorare insieme per ricordarci che bisogna poi alle elezioni collaborare. Uno dei punti sul quale noi liberali insistiamo “perinde ac cadaver” è la storia del farsi portatori di proposte di taglio drastico del debito pubblico. Attenzione. Debito pubblico, non deficit annuali che sono tutta un’altra cosa. Perché se non si fa questo non si libereranno mai sufficienti risorse per rilanciare quello sviluppo senza il quale il paese non si riprenderà. Questo libera di più i cittadini, rimette loro in mano il proprio destino e va messo insieme all’altra cosa alla quale abbiamo fatto riferimento nei volantini distribuiti qui stamani. Cioè  liberare le persone che stanno in carcere, affollano le carceri, ci fanno fare dall’Europa delle multe pericolosissime, ma che contraddicono il principio liberale per cui le persone non condannate non possono essere tenute in galera. Questo è il punto centrale della faccenda. Anzi noi auspichiamo – e per questo ci siamo mossi in anticipo con Stefano e con il PLI – di prendere un’iniziativa ad horas. Perché guardate che la storia dell’amnistia e dell’indulto incombe su di noi. Non è una questione secondaria. Perché a maggio scade, insieme alle elezioni Europee, anche il termine della sentenza della Corte dei Diritti Umani. Quindi, se non facciamo un’altra scelta, ci troveremo anche la prossima volta con  Piroso a ricordarci che nel frattempo è successo un altro caso Rizzoli. E’  fatale. Quindi bisogna decidere e fare un’azione comune per portare avanti insieme un cammino di liberazione dei cittadini.

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