CONTINUARE NELLA DIREZIONE GIUSTA

Il Consiglio dei Ministri ha avviato un cambio del rapporto istituzioni cittadini. Ha deciso l’abolizione dell’IMU (prime case, terreni agricoli), il rifinanziamento della cassa integrazione, il piano casa tramite mutui facilitati (per giovani, categorie di lavoratori e morosi incolpevoli), la pensione a 6.500 esodati, la riduzione d’imposta su affitti concordati, l’istituzione dal 2014 della tassa sui servizi  gestita dai Comuni per accorpare i tributi locali. Tutto questo senza aumentare l’imposizione fiscale per altra via. Si usano risparmi nei consumi pubblici, tagli di spesa, maggiori entrate IVA indotte dallo sblocco di 10 miliardi dei debiti  pubblici. Così il governo Letta ha cominciato a rimpiazzare la logica dello  statalismo  statico e dedito ai privilegi di casta, con quella dinamica delle istituzioni che si mantengono aperte ai cittadini per evitare il degrado.

Fare questo non era scontato. Per richiamare il clima ostile, pensiamo alla ritrosia del Ministro Saccomanni o alle dichiarazioni di molti contro l’abolizione dell’IMU (in ultimo  Camusso, sen. Monti, il Rettore dell’Università di Trento Cipolletta già Direttore di Confindustria). Con motivazioni  diverse ma un fine unico. Auspicare un governo di “esperti” – burocrati, sindacalisti, professori, distanti da concezioni aperte – incline a volere sudditi, irrigidito nei suoi riti teorici e chiuso alle espressioni autonome del convivere.

Non sarà scontato neppure proseguire con la stessa mentalità, collaborando non per le uguali concezioni ma per l’accordo tra diversi sulle cose da fare nell’immediato. Ad esempio ora, oltre evitare l’aumento dell’aliquota IVA, il governo vuole affrontare l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, la modifica della legge elettorale entro novembre ed il lavoro di riforma costituzionale. E’ evidente che le possibilità di riuscirvi cresceranno se si applicherà la stessa mentalità. Quindi niente ipocrisie. Il dibattito politico non deve continuare a focalizzarsi su Berlusconi.

Da PDL e PD occorrono atti responsabili. Berlusconi potrà continuare le sue critiche alla condanna ma dovrà riconoscere di non poter evitare gli esiti sostanziali della sentenza.  E quindi il PDL smetta di confondere l’interdizione temporanea dai pubblici uffici e le restrizioni alla libertà personale del suo leader con la mancanza di agibilità politica, perché lui manterrà i diritti costituzionali di esprimersi e di essere il punto di riferimento politico per chi lo voglia. Il PD abbandoni la crociata sulla decadenza del sen. Berlusconi in base al Decreto Severino sulla incandidabiità (una norma fatta male, come la delega d’origine, e di cui molti veri esperti anche non berlusconiani domandano un giudizio per violazione degli art. 65 e  66 della Costituzione). Si liberi dell’idea ossessiva di eliminare Berlusconi per via giudiziaria, perché la legge uguale per ognuno non è lo Stato Etico ma è il rispetto dei diritti di ognuno.  Per tutti i politici, è prioritario trovare l’accordo sui problemi del convivere civile uno alla volta.

 

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