Sulla critica della CISL all’articolo di Di Vico a proposito dello stipendio dei manager

Il commento all’articolo  sugli stipendi dei manager scritto dal segretario della CISL bancari Romani, è la riprova  che il venticello  statalista soffia tenace in Italia. Nel testo di Romani (insieme a considerazioni condivisibili) la critica a Di Vico  si fonda su due  assunti chiari: equiparare manager pubblici a quelli privati e affidare solo al pubblico la determinazione dei tetti degli stipendi dei manager. Questi assunti mostrano che Romani non concepisce la distinzione tra ruolo del mercato e ruolo delle istituzioni pubbliche, con ciò collocandosi tra gli statalisti tendenziali.

Infatti il mercato opera  nel quadro di regole generali per dare un’ampia libertà di intraprendere a ciascuno e per mettere alla prova attraverso la concorrenza i risultati prodotti. Il giudizio dei consumatori determina per ogni iniziativa la misura del successo  oppure l’insuccesso fino al fallimento.  Viceversa il ruolo delle istituzioni pubbliche è presiedere al conflitto democratico con cui i cittadini si danno le leggi di convivenza per assicurare a ciascuno la massima libertà possibile. Il mercato funziona sullo sperimentare le novità e sul valutarne il gradimento, le istituzioni hanno lo scopo di verificare se le condizioni sociali esistenti corrispondono a criteri accettabili di dignità e libertà di ogni cittadino e poi di adeguare le leggi. Dunque finalità assai differenti, che portano a differenti approcci.

In aziende contendibili sul mercato, mettere  per legge il tetto agli stipendi dei manager privati è comprimere l’intraprendenza del mercato (non la comprimerebbe  stabilire che i compensi degli stessi alti dirigenti sono fissati annualmente dall’assemblea dei soci, per far assumere la  responsabilità di scegliere una propensione al rischio). Viceversa nelle aziende di proprietà pubblica, e solo in queste, è indispensabile adottare quella scala di valori richiamata da Romani, che deve guidare  il comportamento delle istituzioni pubbliche secondo quanto emerge dal dibattito civile sul loro ruolo; quindi mettere  per legge il tetto agli stipendi dei manager pubblici appartiene alla coerenza di una funzione istituzionale rigorosa.

Operando questa distinzione, la mancanza di un tetto agli stipendi in aziende sul mercato ne assicura la funzione inventiva compatibilmente al rischio accettato dai soci mentre sull’altro versante il tetto agli stipendi nella galassia pubblica garantisce l’assenza di privilegi corporativi nello svolgimento di attività con finalità pubbliche.

La parola regole sembra la stessa ma non lo è il significato. Le regole liberali garantiscono la libertà del cittadino nella convivenza e dunque sono diverse a seconda di cosa regolamentano; invece le regole tendenzialmente stataliste sono sempre le stesse perché si affidano all’autorità supponendo conosca il bene dei cittadini e dunque  indichi come comportarsi.

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