L’Europa, i filoni culturali e le scelte dei cittadini

L’articolo del Segretario PSI Nencini (“Il bivio europeo di fronte alla sinistra”) richiama l’attenzione sulle elezioni europee a maggio 2014. Il che è opportuno, anche se ­ il richiamo è nell’ottica dell’area socialista italiana e non di tutti i cittadini europei.  In ogni caso avvia una discussione. E discutere di problemi politici concreti senza insultare è già assai rilevante.

Nel ragionamento di Nencini ci sono due punti fermi ma anche cose che non tornano  dal punto di vista liberale. E’ senza dubbio un passo avanti che l’Europa inviti tutti a dichiarare, al momento della presentazione delle liste, a quale partito europeo si intenda appartenere. Ed un altro passo avanti è che ognuno indichi il candidato a Presidente della Commissione Europea, secondo il criterio lanciato a febbraio 2012 dal liberale Westerwelle, ministro degli Esteri tedesco.

Con questi due passi in avanti, la procedura politica italiana si inserisce meglio nella logica europea. Però, in questa logica, l’obiettivo non può essere quello di Nencini (“mettere gli italiani nella condizione di scegliere tra due alternative”), formula che rievoca il solito bipolarismo ideologico senza progetto. Deve essere quello di affidare agli italiani la scelta tra i progetti alternativi esistenti. Il che significa abbandonare ogni pretesa di mettere ai cittadini la camicia di forza  o socialisti o popolar-conservatori, tanto cara in Italia al centro destra e al centro sinistra. La diversità dei cittadini è una caratteristica importante nelle società democratiche. Non si tratta di comprimerla con la camicia di forza o con la protesta demagogica. Si tratta di valorizzare la volontà di scegliere di volta in volta i punti essenziali (non le utopie),  vagliare i risultati ottenuti e tornare al giudizio elettorale.

Con questo meccanismo virtuoso, si privilegia la scelta dei cittadini senza annullare le differenze di culture. In Europa, i filoni principali sono tre, popolari (36%), socialisti (25,4), liberali (11,5). Le rispettive proposte sui problemi sono differenti, però c’è lo sforzo di trovare accordi operativi adatti alla convivenza dei cittadini. L’importante è individuare i punti di convergenza, non esaltare le prevalenze che negano le distinzioni sognando il messia di turno. Ed appunto il porre le scelte dei cittadini al posto delle burocrazie eurocentriche, è il criterio delle proposte liberali,

Queste burocrazie, dalla mentalità statalista, non hanno saputo dare regole snelle ai mercati. E così, mentre si pontifica sul dover essere, si continua, come ha denunciato Verhofstadt  capogruppo Liberale, a non definire i meccanismi dell’unione bancaria europea per assicurare di nuovo il trasferimento del denaro dalle banche all’economia reale delle piccole e medie aziende, oggi inesistente, e così superare la stagnazione.

I liberali intendono far crescere l’Europa dei cittadini per dare più autonomia e sovranità agli individui al di là degli egoismi, nazionali e corporativi. Proprio nella prospettiva di apertura realistica, Verhofstadt ha tenuto una conferenza a Parma lo scorso  venerdì 12 per lanciare in Italia la campagna di iscrizioni diretta al partito liberale europeo (ALDE) e per sollecitare la convergenza dei liberali italiani in vista del prossimo maggio 2014.

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