Sospetto, solidarietà e regole (a Maurizio Ferrera)

Caro Ferrera,

nel tuo pezzo di stamani fai osservazioni stimolanti anche alla luce del Convegno Milanese della Sase e poni una questione di rilievo. Quella del (troppo) sospetto e della (poca) solidarietà in Europa. Ora, il problema di fondo esiste di sicuro ma secondo me non è “il capitalismo finanziario ha ormai vinto e la democrazia deve giocare in difesa”. Sta nel ritardo e nella ritrosia con cui ci si accorge dell’esperienza storica, ovvero che, facendo molti cambiamenti, democrazia, mercato e welfare possono rientrare in sintonia.

Il nodo della problematica dell’Europa è che, contravvenendo il proprio processo di crescita e la sua stessa ragion d’essere,  si è arenata sull’egoismo dello stato-nazione. E ha trascurato che questo egoismo portava a rendere obsoleta la costruzione delle regole dell’UE, costruzione indispensabile per proseguire la trasformazione dei Trattati tra Stati  in una Costituzione federativa. Di fatto, ha abbandonato la procedura delle regole passo a passo innescata da Gaetano Martino e ha finito per invischiarsi nella controversa e minimale pratica di Lisbona, oltretutto faticosissima.

Legittimità politica e sovranità economica possono ritrovare confini comuni, la logica della democrazia e quella dell’economia possono riconciliarsi, se l’Europa, abbandonando la ritrosia,  ricomincerà a costruire le regole indispensabili per far convivere popoli diversi. Consapevole che per farlo occorrono continui cambiamenti, che, se non fatti, divengono molti e quindi sempre più difficili a farsi.

Tutto ciò mi fa condividere la questione che sollevi, ma mi rende perplesso sul richiamo  alla terapia della solidarietà.  Al fondo,  la solidarietà ha un meccanismo di tipo religioso comunitario non poco equivoco a proposito di individuo cittadino e relativa sovranità, laddove le regole di cui ha bisogno l’Europa si fondano sulla diversità individuale che esercita la propria sovranità per sceglierle, avendo qui l’UE come ambito di osservazione dei fatti e di progettazione delle norme e delle iniziative. Questo è il vincolo ineludibile del passare del tempo, che i liberali non si stancano di ricordare con l’imperniare tutto sulla libertà del cittadino.

Questa voce è stata pubblicata in LETTERE (tutte), su questioni economiche, su questioni politiche e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.