Laici anche su speranza e carità

Scritto per la rubrica Disputationes della rivista NON CREDO n.25

 

Il mondo laico concentra il suo distinguersi da quello religioso sulla differente guida nel vivere, da una parte  il metodo critico, dall’altra la fede. Però, l’esclusiva dimensione umana della laicità si riassume bene nel  parametro metodo critico mentre le virtù teologali sono tre, fede, speranza e carità. Qui non intendo ragionare sui motivi (profondi) di tale differenza. Voglio limitarmi a riflettere su una conseguenza, cioè che per il mondo laico l’avversario concettuale della laicità è la fede (cui avanza critiche strutturali) mentre trascura speranza e carità. Di più. I laici accondiscendono ai richiami cattolici in proposito. Ecco, la trovo una sottovalutazione da evitare.

Non si tratta di negare il bisogno di ciascuno di sperare e di rifiutare l’attitudine ad aiutare gli ultimi. Si tratta di essere consapevoli della diversità tra criterio laico e criterio religioso nell’affrontare i problemi del futuro che si vorrebbe raggiungere e dell’aiutare chi resta indietro. Dal punto di vista religioso, la linea è quanto dice Francesco. La speranza è la tensione della fede e la carità ha la dimensione mistica della fede. Il che è coerente se il centro della convivenza è la divinità, non se è il cittadino. Invece, dal punto di vista laico il centro sono il cittadino e il modo di convivere tra cittadini diversi.  Il cittadino è legato al suo metodo critico e il modo di convivere si adegua a tempi e luoghi in base alle valutazioni critiche della realtà espresse dai cittadini. Allora, il mondo laico non deve sottovalutare che anche speranza e carità assumono un altro senso quando si inquadrano nel metodo critico.

Nella concezione religiosa cattolica, la speranza aspira a Dio e la carità è connaturata con Dio. Nell’approccio laico, la speranza è organizzare la propria vita per raggiungere l’obiettivo scelto e la carità è evitare che manchino a qualcuno le condizioni effettive per esprimere la diversità. Ne consegue che il cattolico (non i cattolici chiusi ma quelli coerenti) intende speranza e carità come riconoscersi nei valori del popolo di Dio mentre il laico le intende come progetti per realizzare le proprie  convinzioni e per concretare le condizioni pubbliche perché ognuno lo possa fare a suo modo.

Fa male alla laicità consentire che le due concezioni si confondano. Porterebbe a trascurare la percezione delle condizioni materiali della convivenza, lasciando campo libero alla beneficienza motivata da suggestioni religiose e non alla redistribuzione motivata da convinzioni civili. Farlo contribuisce a rafforzare la mentalità confessionale che è l’opposto della laica separazione Stato religioni.

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