Per convivere tra diversi, i liberali praticano la scelta

Dario Di Vico richiama i sintomi, emergenti, della voglia di un patto fra produttori di base contro la burocrazia. E rileva con acume la differenza con quanto talvolta avveniva prima, cioè una ragionata collaborazione in azienda tra padroni ed operai. Ora si sta avvertendo che “la ristrutturazione continua nella quale sono impegnate le imprese (persino le piccole!) cambia la mappa degli interessi”. Da qui un conflitto crescente contro le strutture burocratiche pubbliche (che con mille rituali non pagano le aziende  fornitrici) e contro le impostazioni di fondo dei sindacati (che ragionano come se  ci fosse il miracolo economico e non esistesse il lavoro frantumato e debole delle partite IVA e dei precari). Da qui Di Vico trae una proposta simbolica, che mostri la consapevolezza embrionale di quanto succede. Invitare una delegazione dei consigli di fabbrica al Convegno della Confindustria in corso a  Torino e una delegazione di piccoli e medi imprenditori alla celebrazione del Primo Maggio.

Lo spunto non va sottovalutato. Aggiungo che andrebbe applicato alle relazioni politiche, oltre che ai rapporti di lavoro. Di fatti la ristrutturazione continua nelle imprese  consegue la quindicennale globalizzazione. Ed altri aspetti di questa hanno innescato la ristrutturazione continua pure nel rapporto tra cittadini e governi. Quanto più un paese è evoluto, tanto meno è possibile ridurre la politica ad uno scontro di potere che trascura burocrazie avulse dal reale. Cresce l’importanza della politica dei progetti e dei fatti, vale a dire dei risultati effettivi  per aver scelto una proposta e una squadra. Viceversa nell’Italia politica, da 20 anni, non esistono più il dibattito né  sulle idee né sui risultati di quanto scelto. Di fatto si è seppellita la politica liberale, che consiste in  atti, in controlli e non in promesse. Oggi, non esistendo una maggioranza di potere tradizionale, ricominciamo dal sistema liberale per convivere tra diversi. Governare non su una bandiera ma sui pochi punti condivisi. I tanto (scioccamente) vituperati saggi ne hanno fatto un elenco. Si cominci da lì. Non è tempo di proteste senza proposte e di uomini o gruppi unti dal Signore.

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