Un segnale incoraggiante per la convivenza laica

Articolo pubblicato da Italialaica e che sarà pubblicato dal n.23 di NON CREDO

 

Lunedì 11 febbraio 1929 furono firmati i Patti Lateranensi. Lunedì 11 febbraio 2013 Benedetto XVI ha rinunciato al ruolo di Pontefice. La data lunedì 11 febbraio trova così una sorta di riscatto. Dall’atto che sanciva il ritorno del potere temporale della Chiesa eliminato da Cavour, si è giunti ad un atto di messa in discussione del concetto curiale di sacralità, che sta nel mondo soprattutto per contendere ad esso  il primato terreno.

Di certo, la rinuncia di Benedetto XVI è un gesto su cui riflettere a fondo. Non perché non ha precedenti negli ultimi seicento anni, ma perché è  la scelta di un importante teologo che ha centrato la sua missione papale sulla verità della fede. La scelta è stata resa pubblica il giorno preparatorio della   canonizzazione di antichi martiri per la fede, quelli di Otranto, uccisi per non aver accettato di convertirsi all’Islam. Quasi il Papa intendesse connettere quell’estremo atto di fede nel proprio credo con quanto lui stava per comunicare al mondo. E lui ha detto: “sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino …… Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato”.

Sono parole meditate da tempo  che dette da un Papa teologo – per di più dopo quelle, così differenti, del predecessore e suo mentore Wojtyla, “non si scende dalla Croce” – sono un cambio epocale di come intendere il rapporto tra la fede e il mondo. Non sotto l’aspetto religioso della fede, aspetto che esula dai nostri orizzonti laici, ma perché sono il primo riconoscimento che avere la fede non consente di prescindere dal come si sta nel mondo. Nel mondo è centrale – e ineludibile –  la dimensione umana di ognuno, credente e non credente. Mentre il “non si scende dalla Croce” è un’invocazione eroica, che rinvia ad una concezione sacra della vita ispirata alla fede e della Chiesa regnante, e che non si modella affatto sulla realtà quotidiana delle cose del mondo. Il cambio di parole interessa anche noi laici.

Il teologo Benedetto XVI è il Pontefice che più volte ha insistito nel dire che la libertà dell’uomo sarebbe riconoscere la verità della fede. E quindi ha presentato questo suo atto con cautela, sempre nella dimensione della fede. Ne attribuisce la ragione all’avanzare della sua età e ai rapidi mutamenti del mondo che richiedono un vigore complessivo avvertito declinante. Tutto ciò, per i laici, rientra nella vita normale. Il fatto nuovo è che, proprio con questa ammissione, l’uomo di fede Benedetto XVI riconosce in modo inconfutabile  come, nelle cose del mondo – anche per quanto concerne la struttura di governo della Chiesa – prevalga per forza di cose l’uomo individuo attraverso il suo esistere nel tempo, i suoi giudizi e i suoi comportamenti. E’ tale riconoscimento ad essere interessante anche per i laici, credenti e non credenti (al di là del nome del successore che ora non si conosce).

Intanto perché, ammettendo da Papa che necessariamente prevale la fisica libertà dell’uomo, il teologo Benedetto XVI rende praticamente impossibile sostenere che per il governo civile del mondo si dovrebbero seguire criteri religiosi di fede e non quello, imperniato sulle autonome scelte dei diversi cittadini, che indica  come ostacolo al libero convivere fare di una fede la fonte legislativa. Insomma, dopo la scelta di Benedetto XVI diviene arduo per tutto il mondo cattolico italiano non accettare sul piano civile il principio dell’effettiva separazione Stato religioni, il solo a garantire la libertà del cittadino (e dunque anche quella di religione, con il pieno esercizio della fede da parte di chi ce  l’ha).

In secondo luogo, il riconoscimento di Benedetto XVI riduce molto l’importanza della sacralità nel modo di essere organizzazione religiosa. La Curia tende ad attribuire la sacralità al complesso della Chiesa e dei suoi esponenti piuttosto che al vivere la fede negli individui e  nella comunità del popolo di Dio. Così la sacralità finisce inevitabilmente per frapporsi tra la fede e il quotidiano, degradando il quotidiano ad effimero, dando peso più ai riti e ai loro custodi che non ai valori della fede e dello spirito di partecipazione. In aggiunta, questa concezione di sacralità distorce l’idea di continuità, che diviene più continuità del potere dei ruoli svolti che non continuità dei principi professati. In sostanza, la continuità curiale è la continuità delle burocrazie dei palazzi che tende ad identificare interessi e tradizione della Chiesa con l’esercizio delle proprie funzioni. La rinuncia di Benedetto XVI è stata un richiamo alle esigenze spirituali dell’impegno religioso e perciò una rottura che non per caso ha suscitato perplessità non lievi da parte del mondo curiale, registrate anche da alcuni giornali.

Il ridurre la sacralità dell’involucro Chiesa, sollecitandone un rinnovamento interno più attento allo scorrere del tempo nelle cose del mondo, è una obiettiva conseguenza della rinuncia di Benedetto XVI. Una conseguenza che interessa molto anche i laici.  Una Chiesa meno sacrale e più concentrata sulle proprie dottrine religiose, si pone su una lunghezza d’onda più consonante con il mondo fisico. Il che agevola i rapporti di convivenza nello Stato italiano e può rendere meno ostica l’applicazione del Concordato: smussa le interpretazioni sacrali prodotte di continuo dai cattolici chiusi all’interno e all’esterno della gerarchia per proteggere i loro interessi terreni. Certo, non equivale ad accettare l’impostazione separatista dei laici tesa a superare il Concordato, però è un passo verso la logica del Concilio Vaticano II (Benedetto XVI è l’ultimo superstite di rilievo del  Concilio) che ha lasciato fuori dai suoi documenti ogni accenno alla forma concordataria. Ed inoltre crea un clima di ammonimento forte anche verso le burocrazie civili, che pensano più ai loro interessi operativi che all’efficace funzionamento delle istituzioni pubbliche.

Ecco perché la rinuncia di Benedetto XVI incoraggia anche i laici. E’ un atto che schiude le porte della Chiesa Romana alle cose del mondo nello sforzo di restituire alla fede la dimensione dello spirito al posto di quella del potere terreno. Naturalmente la Curia più conservatrice ed i cattolici chiusi cercheranno di vanificare al massimo gli sviluppi della rinuncia di Benedetto XVI. Ha cominciato subito il Corriere della Sera scrivendo nel suo fondo che “il gesto del Papa è …. anche il segno, purtroppo, della intrinseca ed evidente debolezza politica del successore di Wojtyla”. E’ uno scritto avventato, coerente solo con l’ossessiva attenzione di quel giornale, rivolta ovunque, alle questioni della politica di esclusivo potere al prezzo di trascurare la politica che parte dalle idee. A costo di non cogliere neppure di sfuggita i problemi che affronta la rinuncia di Benedetto XVI (che del resto di Wojtyla è stato il faro spirituale e dottrinale). Questa rinuncia è un gesto destinato a non sparire perché ha radici nel mondo fisico. Benedetto XVI sostiene che il mondo deve fondarsi sulla verità della fede. Al contrario, noi laici pensiamo che si conosce di più e si convive meglio partendo non dalla fede ma dalla diversità dei cittadini che confliggono democraticamente. Per lo stesso motivo, noi laici  dobbiamo sentire confermate le nostre tesi civili ­– ed essere spinti all’impegno –  quando il Papa teologo riconosce che nessuno, neppure il Sacro, può stare fuori dal mondo. Proprio perché, per la cultura laica, il rumore del mondo è il brusio dei cittadini che si confrontano con idee e progetti sulle cose da fare ora e non è mai il conformismo di potere che produce solo l’ossequio acritico ai potenti di turno senza curarsi del mondo.

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