Redditometro e quoziente familiare (a Maurizio Ferrera)

Lettera al prof. Maurizio Ferrera, ordinario di Scienze Politiche, Università di Milano

Caro Ferrera,

il Suo articolo di stamani sul Corriere esprime una esigenza importante per uno Stato che voglia funzionare efficacemente rispettando il criterio di fornire servizi assistenziali per ogni cittadino, riducendone peraltro i costi (fino ad annullarli) per quei cittadini con minori disponibilità economiche.

Vista l’esigenza, è senza dubbio utile poter disporre di uno strumento di tipo statistico che in modo automatico individui le diverse tipologie di disponibilità,  stabilisca di conseguenza le riduzioni concesse ed elimini al massimo i furbi raggiri da parte di chi  eccede le minori disponibilità economiche. Peraltro, questo tipo di strumento – e l’ISEE ne è un esempio – deve essere sempre limato e aggiustato sulla realtà delle situazioni, senza cedere ad una impostazione di stampo statalista che di per sé  opposta a quella per cui si fornisce assistenza al cittadino individuo.

In questo quadro – e a parte la circostanza che non ho capito se ora come ora la discussione sul nuovo ISEE è ancora in corso oppure si è tutto fermato e se ne riparlerà dopo le elezioni – desidero farLe presente un aspetto che costituisce una distorsione oggettiva (non entro nella questione se sia casuale oppure funzionale ad una inespressa concezione dello stato tesa a fare arretrare il concetto di individuo).

Si continua a sostenere che, ai fini del reddito ISEE, deve essere considerato come unico nucleo familiare, quello composto da coniugi non divorziati o non separati legalmente o privi di separazione consensuale giudizialmente ratificata, anche se residenti in abitazioni differenti. Tuttavia esistono casi di coniugi sposati in separazione dei beni, aventi da anni residenza anagrafica differente, con diverse fasce di reddito (con gli usuali parametri ISEE). Se si accogliesse l’interpretazione ISEE di tipo famiglia unica, uno dei coniugi dovrebbe pagare di più l’assistenza ordinaria, farmaceutica e medica. E questo contrasterebbe frontalmente con il criterio costituzionale che gli aiuti sanitari dello Stato devono andare innanzitutto ai cittadini individuo e solo dopo si può tener conto anche dei rapporti familiari qualora esistano (non vale la tesi secondo cui quei coniugi potrebbero fare una separazione consensuale, foss’altro perché tale separazione costa alcune migliaia di euro e perché la certificazione pubblica della diversa residenza non è meno vera di una presa d’atto ratificata in un’aula, a meno di non volere, con questo filtro,  far passare il poter porre ostacoli alla separazione per motivi del tutto estranei all’ISEE).

Penso che sarebbe opportuno che Lei, grande esperto di queste materie sociali, potesse contribuire ad avviare una limatura su aspetti del genere, che non di rado, con la scusa di introdurre strumentazioni opportune, fanno passare logiche burocratiche lontane dalla libera convivenza tra gli individui.

 

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