Prescrizioni ed incisività (ad Alberto Alesina e Francesco Giavazzi)

Egregi Professori,

a differenza del solito, il Vostro fondo di stamani contiene  certo giuste considerazioni ma nel complesso lancia un messaggio politico culturale prescrittivo più che incisivo. Così rende felici al contempo statalisti e liberisti, ambedue contenti di poter  continuare  a sostenere le loro tesi sperimentalmente fallite. Il nodo sta nel fatto che finite per mischiare il taglio del debito accumulato con il meccanismo di produzione del debito e l’intervento concreto per attivare la terapia risanatrice con l’enunciazione teorica di come dovrebbe funzionare fisiologicamente un sistema istituzionale  già  equilibrato e sostenibile in termini economici.

Seguendo l’ordine della Vostra esposizione, per prima cosa osservo che la distinzione tra patrimoniale una tantum e patrimoniale ordinaria non coglie l’essenza della questione attuale. Nel caso la distinzione feconda è tra patrimoniale sul debito e patrimoniale sul reddito, che sono legate ma non coincidenti. Voi parlate di patrimoniale una tantum oscillante tra inutile e fatale, proprio perché misurate la patrimoniale sul metro della platea dei contribuenti (e dunque giustamente fate rilevare che il bubbone non sta nella giustizia sociale bensì nel pessimo funzionamento del macchina pubblica). Ma nel periodo successivo scrivete che ridurre il rapporto tra debito pubblico e PIL sono necessari crescita e conti pubblici in attivo (che è una constatazione indiscutibile). Ed è qui che sorge il problema politico che trascurate esprimendovi solo sul piano teorico. Non dite come poter arrivare e in quali tempi ad attivare la crescita. Dite solo qual’è il quadro teorico che  la produce.

Infatti, poco dopo osservate che la patrimoniale una tantum abbasserebbe il debito lasciandone immutata la dinamica. E di sicuro accade questo nell’ottica cui fate riferimento (Amato e anche privatizzazioni anni ’90) e cioè  procedimenti concepiti in chiave statalista  riverniciata di apparenti novità. In pratica una patrimoniale per applicare la solita logica del far pagare i ricchi, anche se una tantum (visto che le tasse classiste sui redditi hanno comprovati  esiti nefasti). In alternativa esaminate la patrimoniale ordinaria, che però edulcorate nel senso che tendete a farla coincidere con l’imposizione fiscale in sé. Perché senza dubbio la convivenza civile richiede le istituzioni statali e le istituzioni statali liberal-democratiche, fondate sulla sovranità dei cittadini, richiedono un prelievo fiscale per potersi mantenere ed esercitare i propri compiti. E senza dubbio le imposte sono di per sé perenni, con il livello e con la distribuzione stabilite dalla sovranità dei cittadini (questo è il ruolo della politica). Poi però Voi stessi concludete rimarcando che affermazioni generiche su questa o quella patrimoniale hanno il solo effetto di aumentare l’incertezza. Appunto perché la discussione sulla patrimoniale una tantum o ordinaria è vecchia di moltissimi decenni ed impossibilitata ad affrontare problemi concreti come quello della situazione italiana odierna. Di conseguenza, ponete solo la questione che la campagna elettorale dovrebbe porre in concreto il cosa fare, il come e il quando

Permettetemi di osservare che dall’agosto del 2011 noi liberali sosteniamo che, per operare in concreto e non in teoria, all’Italia  occorre una finestra temporale per attivare le riforme liberali indispensabili al competere nel mondo globalizzato. Su questo dovrebbe vertere la campagna elettorale: come curare immediatamente lo stato economico finanziario, altrimenti l’Italia non potrà disporre di quel periodo per fare le riforme scelte. Perciò, si devono discutere sugli atti politici che consentano di arrivarci. Il “risanamento” dell’economia italiana richiede l’urgente e netta riduzione dell’enorme stock di debito accumulato  e insieme l’innescare un ciclo economico positivo che continui a diminuirlo.

Per riuscirvi sono necessarie due cose tra loro connesse strettamente: una politica forte e chiara di taglio e controllo del debito  e un significativo abbassamento delle aliquote fiscali a cominciare da quelle sul lavoro, sulle imprese, sui redditi medi e medio bassi, accompagnato da tagli alla spesa pubblica e da un robusto snellimento della burocrazia e delle procedure pubbliche.  La riduzione del debito ed il controllo dei relativi interessi dovrà avvenire intanto attraverso un consistente ed immediato utilizzo di proprietà pubbliche ed insieme attraverso una sostanziosa partecipazione in proporzione di tutti i privati, in modo da chiamarli a sostenere l’impatto dell’operazione. Le risorse supplementari così ottenute dovranno essere destinate esclusivamente al pagamento dei titoli pubblici man mano in scadenza. Così i cittadini contribuiranno al risanamento e contemporaneamente godranno della minore pressione fiscale ed invadenza delle strutture pubbliche.

In altre parole, si tratta di decidere una imposizione patrimoniale di scopo, che taglia il debito accumulato, serve ad evitare patrimoniali sui redditi ed anzi a diminuire la tassazione per innescare la crescita derivante dalla maggior libertà di intraprendere dei cittadini.

Formulo i migliori saluti insieme agli auguri di Buon Anno

Raffaello Morelli

 

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