Controlli non fatti (a Sergio Rizzo)

Egregio Dottore,

il Suo impegno per informare circa le storture della cosa pubblica è molto opportuno. Peraltro ritengo che sarebbe anche opportuno segnalare i diversi risvolti delle varie questioni. Ad esempio, nel Suo articolo di stamani, trattando in generale dei problemi dei controlli della Corte dei Conti sulle Regioni, da l’impressione di criticare alcune modifiche  fatte al Senato e di rimpiangere che la Camera abbia già fatto correzioni per ridurre il potere della Corte. Cito solo due passaggi per mettere in evidenza il problema che il Suo articolo trascura.

Prima, Lei scrive “C’è dunque chi continua a ritenere che il decreto del governo contenga forzature inaccettabili per le autonomie locali sancite dalla Costituzione, pure di fronte all’evidenza dei disastri provocati nei conti pubblici dall’assenza di efficaci meccanismi di controllo proprio sulle spese di quegli enti”.

Successivamente, scrive :”La Camera, in ogni caso, ha già provveduto a privare la Corte dei conti del potere di verifica preventiva di legittimità sulle decisioni regionali. Di fatto, una specie di diritto di veto sugli atti che i magistrati contabili ritenessero incompatibili con i principi di una corretta gestione. La motivazione? Semplificare le procedure dei controlli evitando al tempo stesso di sollevare gli amministratori dalle loro responsabilità, ma senza intaccare la sostanza del decreto. È certo però che la cosa non è affatto piaciuta al presidente della Corte Luigi Giampaolino….”.

Ora, la questione delle autonomie locali non solo non è una scusa ma anzi è una questione centrale per stabilire quale Stato vogliamo. I controlli sono del tutto indispensabili ma la cosa grave è che non vengono fatti abbastanza, non solo da chi dovrebbe farli per struttura (e non discutiamo qui questo aspetto) ma soprattutto non rientrano nelle valutazioni politiche che in democrazia è necessario siano fatte dai cittadini, soprattutto in quanto elettori. E questo è un errore gravissimo per la convivenza, perché da sempre più spazio al potere fine  sé stesso. Per di più, se si aggiunge poi la pretesa di rimediarvi usando la scorciatoia di dare più poteri alla Corte dei Conti (addirittura dare ad essa quello di veto preventivo sulle scelte degli amministratori), si apre la strada ad una regressione verso la costruzione di burocrazie elitarie che oltretutto poi non reggerebbero l’evolversi delle cose e dei bisogni  economici con il passare del tempo.

Il modo più serio e coerente per pretendere i controlli è far meditare sulle gravi conseguenze di non farli e quindi di spingere tutti a non credere che far funzionare bene la convivenza sia qualcosa che cada dal cielo. E’ fondamentale punire il non rispetto delle norme  (e questo spetta si alla Corte )  ma principalmente gli sprechi e  le decisioni sbagliate (e questo spetta ai cittadini, che dovranno tener conto anche di chi non rispetta le norme). Questo aspetto essenziale non emerge dal Suo articolo. Ed invece sarebbe coerente con il Suo intento dichiarato. In altre parole, il bubbone è individuato, la terapia non mi pare proprio.

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