Sono moderati e sono conservatori

E’ utile un rilievo sull’affollarsi politico nell’area contigua all’UDC: Montezemolo, mondo CISL e utilizzatori del richiamo alla propria religione.

E’ di sicuro positivo che molti cittadini si interessino direttamente alla cosa pubblica, ma questo non rende condivisibile per tutti il progetto proposto. E infatti  non lo è  per i liberali che oltre a dire di esserlo, si comportano come tali. Al giorno d’oggi,  lo scopo delle elezioni non è vincere ma scegliere come si governa dopo.  E l’area contigua alla UDC simula di voler cambiare le istituzioni ma  il fine è solo non far vincere gli altri. Questo è il significato dell’unità sul consenso all’agenda Monti. Tesi contraddetta da due macigni.

Uno è che l’agenda Monti non è mai esistita  in termini politici. E’ stato un intervento di emergenza, indispensabile  sì ma che non affronta ii problema della crescita. Addirittura, quando il governo ha cercato di agire in tale direzione (ad esempio dando un nuovo indirizzo all’art.18), dal mondo CISL  si sono levati lamenti e richiami a ripristinare la concertazione. Insomma l’agenda Monti non può essere gabellata come una linea per la crescita. Viene evocata per rilanciare l’assetto consociativo della strana maggioranza dell’ultimo anno. E per evitare di proporre apertamente i provvedimenti per avviare  l’urgente cambiamento (riduzione del debito pubblico con l’apporto patrimoniale proporzionale di tutti i cittadini,  sburocratizzazione delle istituzioni, riduzione delle aliquote fiscali, separazione  in ogni campo  Stato religioni).

Il secondo macigno sono le continue dichiarazioni di  Monti che non intende sottoporsi al voto dei cittadini. Ciononostante l’area vicina all’UDC, Montezemolo in testa, si sbraccia nel sostenere l’agenda Monti, cioè una linea e un candidato inesistenti. Questo proporre due avatar, peraltro, non è una bizzarria. Equivale al preferire la discrezionalità di professionisti estranei al confronto politico, escludendo in partenza  la possibilità di scegliere con il voto della maggioranza. E il tipico sogno dei conservatori all’italiana, che puntano a cambiare il meno possibile, salvaguardando gli ambienti del potere. In altre parole a fare l’esatto contrario di un progetto nuovo per una gestione nuova.

Stando così le cose, riferendosi all’UDC e satelliti non si può parlare  di moderati che però non sono conservatori. Non erano conservatori i moderati dell’ottocento di Cavour, quando per far i cambiamenti l’alternativa era tra volere la rivoluzione o no: allora   i moderati erano solo i liberali, perché non volevano le rivoluzioni fisiche eppure realizzavano il cambiamento effettivo. Oggi, invece, le rivoluzioni sono un amarcord per amatori e da molto tempo i moderati sono solo quelli che non vogliono il cambiamento (vedi conferma  attuale) e quindi il termine moderati è inseparabile dalla qualifica di conservatori. Non per caso da quelle  parti di liberali non c’è traccia.

Questa voce è stata pubblicata in ARTICOLI e INTERVISTE (tutti) e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.