Sulla questione della lista dei liberali (con Adriano Teso)

Doppio scambio di mai, iniziato due giorni prima, con il dott. Adriano Teso, imprenditore milanese, a proposito ai varriegati tentativi di presenza politica dei liberali.

Caro Adriano,
mi dispiace che tu abbia pensato che secondo me non  lavori. Non vedo da cosa lo desumi (le mie mail ripetute testimoniano il contrario). Ho usato il termine esortativo nel senso di precettivo (o qualcosa del genere) per la tesi di partito che cerchi di diffondere senza voler prendere atto dei fatti che accadono. Proprio perché sono convinto che operi, continuo ad insistere perché tu faccia un passo ulteriore e imbocchi una strada un pò differente, così da rendere davvero incisivo il tuo lavoro a favore dei liberali.

La cosa che Tu hai acquisito ( a differenza di molti altri che si dicono liberali e non si comportano da liberali) è l’odierna necessità  di riuscire a dar voce politica ai liberali per fare una politica dichiaratamente  liberale. Ma qui ti blocchi. La tua convinzione è che per farlo occorre partire dal fare un partito. Ti ripeto per l’ennesima volta che è un errore e grave. Intanto perché la storia dimostra che in Italia, quando l’organizzazione liberale si trasforma in partito, si irrigidisce in  una struttura autoreferenziale e perde in breve le caratteristiche evolutive fisiologiche dei liberali (problema che non esiste per gli altri). E poi  per un’essenziale questione di fatto. Proprio perché ti riferisci a liberali piccini, come puoi pensare di riuscire a fare un partito (con tutte  le sue cariche fisse rituali, formalità ridondanti e fiere delle vanità) in poche settimane superando quelle divisioni da cui parti? E dico così perché scarto l’idea (che tu non hai ma che hanno molti altri che vogliono partire dal partito, vedi Nuovo PLI, Costituente Liberale) di iniziare da lì per usare il partito come cosa propria. Non a caso si parla di partito e non della sola cosa da fare oggi: la lista liberale alle elezioni. Per loro, il presentare la lista alle elezioni è vista come cosa in cui impegnarsi solo se si controlla prima il partito (sottinteso, altrimenti meglio lasciar perdere).

Riprova. Credo che tu non contesti che noi Liberalitaliani siamo molto attrezzati con un progetto politico coerente e distintivo. Se si trattasse solo di assolutismo – come tu continui a scrivere con espressione cognitivamente infelice – risolvere la questione sarebbe semplice. Ci potreste scartare e proseguire la corsa felicemente tra i liberali che si sentono agguerriti  anche se meno attenti al progetto politico. I dati dicono però che gli altri gruppi liberali pensano solo ad accapigliarsi sul chi si fa acquisire meglio da qualcuno, di fatto riducendo passo passo il dichiararsi liberali (tanto è vero che il trio Montezemolo, Giannino, Auci non afferma mai di voler metter su un progetto liberale). Dunque, non può essere  il partito  il punto di coagulo e dovrebbe essere qualcosa di meno cogente, ma non meno ambizioso, il cosa fare per dare voce politica ai liberali. Cioè la lista. Oltretutto, non penso ti sfugga che, se si facesse la lista, si sarebbe messa la prima pietra per costruire dopo le elezioni una formazione politica liberale (meno rigida di un partito). Insomma, trovo singolare il blocco psicologico (che finora ha afflitto anche te) del non voler provare la strada indicata dai Liberalitaliani, quella del chiamare a raccolta i liberali sul progetto politico e non sul sogno del cavallo bianco (che ovviamente non ci può essere) e neppure sul grande condottiero politico (che per i liberali può essere uno strumento utile, mai la sorgente) od anche sui personaggi elitari; una strada questa che però non ha risorse finanziarie sufficienti. Qui è il vero nodo. Tutte le questioni organizzative cui accenni sono molto importanti ma vengono subito dopo la decisione di fare la lista su un progetto politico liberale in modo dichiarato e coerente senza ambiguità (di persone, una volta sciolto il nodo della decisione politica e delle risorse, ce ne sono moltissime, naturalmente nelle rispettive funzionalità e non in quella dei capi solitari e settoriali).

Ti dico ancora una volta che le difficoltà non si risolvono ritirandosi in quanto promotori (dopo 45 o 54 anni di militanza), ma continuando a dare il contributo delle proprie idee legato all’epoca e  aiutando le persone che le condividono ed hanno l’energia anagrafica necessaria. Questo è fattibile, a meno di convenire che nell’Italia moderna non c’è spazio per il liberalismo (cosa che non pensiamo vera). Però allora occorre adeguare gli strumenti operativi alla situazione, che oggi non consente di partire dal fare un nuovo partito liberale.

Da Adriano Teso (3 ottobre) –

Caro Raffaello,

io non esorto e basta.  Lavoro , viaggio e cerco di convincere a fare la cosa che continuo a ripetere. Senza assolutismi , ma almeno lavorare per un qualcosa che faccia sperare in una formazione liberale che possa raccogliere almeno un 5-10% .

Ma non sono io che conduco le danze, come non credo  lo sia nessun altro.  Occorre una volontà congiunta dei priincipali ( piccoli ) protagonisti  di questa stagione liberale. E io parlo , propongo, spiego a tutti quanti è possibile , Giannino compreso, facendo sempre la mia parte.

Io di meglio non trovo e non ho trovato.   Ti ho chiesto molte volte di elencarmi  10  capaci  ( Liberali )  per fare una Direzione di Partito come si deve , che sappiano anche trovare ( veramente ) i finanziamenti necessari , e 10 comunicatori capaci vincenti , che sappiano dare una immagine e raccogliere voti ,  tutti con le carte sufficientemente in regola.

Io non ci sono riuscito e non ho trovato di meglio dei gruppi che ho elencato qui sotto.

Ci provo ancora un mese, forse due.  Se la cosa non si fa,  vado in pensione politicamente.  A  67 anni, dopo 45 di militanza, non me la sento di rimproverarmi nulla se non di aver gettato un mucchio di tempo ( e soldi ) con scrsi risultati, salvo quello più importante , di essere a posto con la mia coscienza.  Semplicemente non sarei riuscito a trovare il numero di persone necessario con le qualità minime necessarie.   Ahimè questa è  l’Italia.

RM (3 ottobre)  –  Caro Adriano,

qualche parola sul tuo commento da parte di chi, come sai, apprezza la tua passione ma non si perita di sollevare obiezioni anche forti alla linea che segui.

Direi che tra dire e il fare c’è di mezzo il mare. Non voglio qui addentrarmi sulla capacità politica di Musso che prima nel 2010 ha voluto (oppure ha accettato di farlo, il che sarebbe peggio) entrare nel Nuovo PLI che aveva già il gravissimo limite di impostazione presente tutt’ora, poi ha cercato di fare l’improbabile (viste le caratteristiche) capopopolo capace di rinnovare quel partito ed è riuscito a perdere il Congresso proprio sulla questione “cammelli” (e  si era detto che l’invincibile armata dei vecchi, tipo Altissimo, e dei nuovi, lo stesso Musso, avrebbero fatto una passeggiata disponendo  di una capacità di tessere pressoché illimitata), quindi ha deciso di correre dal notaio per acquisire la titolarità di un simbolo e poter duellare ad armi pari con De Luca, dopo si affrettato ad intrupparsi nell’operazione Giannino (che definirei un sindacato degli aspiranti al potere), infine nei giorni scorsi è corso a Rimini per cercare di irretire De Luca sostenendo che siamo tutti liberali e dobbiamo stare insieme.

Qui voglio dirTi in sintesi quello che, del tutto inascoltato salvo la personale cortesia, ti ho detto molte volte. I liberali hanno senso esclusivamente se vogliono essere i fisiologici portatori della cultura liberale e di un conseguente progetto alle elezioni politiche con una lista, altrimenti resteranno prigionieri delle sole logiche di potere e saranno del tutto sterili (siccome in tema di potere, non è che in Italia chi voglia essere liberale parta avvantaggiato). Nelle passate settimane, sai benissimo che ti ho puntualmente commentato volta volta le uscite dell’Alleanza Lavoro Impresa, e poi le interviste di Giannino, Auci e Rossi sul Corriere, argomentando la loro incoerenza interna oltre che la contraddittorietà rispetto ad un progetto liberale. Quanto accaduto nell’ultima settimana, ne costituisce una piena conferma sperimentale.

Monti ha ribadito che non si candida alle elezioni e che, dopo le elezioni, valuterà le richieste, se ci saranno, di un Monti bis. Casini ha cercato di cavalcare questa dichiarazione dando la cosa per fatta (cioé distorcendola, cercando di sbarazzarsi di un temibile concorrente per la Presidenza della Repubblica) ma il colmo è stato Montezemolo il quale ha teorizzato di non candidarsi ma  di appoggiare a Presidente del Consiglio alle elezioni proprio la persona che non ci sarà, aggiungendo che è deluso da Casini che non rinnova abbastanza. Ma ciononostante Giannino continua a pontificare di economia e di Montezemolo, senza mai delineare un approccio davvero politico (vale a dire quale area culturale e pratica voler rappresentare) e tanto meno una precisa scelta definitiva di voler fare la lista alle elezioni.

E risiamo al punto. Sai bene che da oltre un anno i Liberalitaliani si sforzano di far convergere le varie anime dei liberali, ma partendo da un preciso progetto politico immerso nella realtà (non nei ricordi) e formulato da tutti quelli che hanno partecipato con il metodo della discussione ampia parola per parola. Un progetto politico e non  il sistema dei notai e dei personaggi anteposto alle idee di tutti gli altri amici che elenchi e che aspettano (lo dichiarano nelle interviste) il verbo di Qualcuno. Oltretutto questo è un atteggiamento già sperimentato in anni recenti con esisti disastrosi.

E’ dal progetto che occorre muovere, non dai personaggi e neppure da quello che ancora una volta evochi, la nascita di un vero Partito dei Liberali. E’ un errore,  intanto sul principio e  soprattutto di fatto. Non ritorno  sul principio (il perché te lo ho ripetuto tante volte), ma sul fatto mi pare evidente che pretendere di partire da fare un partito (con tutte le sue rigidità e le sue cariche fisse) in poche settimane o è impossibile o è un paravento per nascondere una direzione ben ferma nelle mani di qualcuno (i precedenti parlano chiaro). Nel primo caso significherebbe far naufragare in partenza la lista dei liberali, nel secondo finirebbe per essere fatta una cosa che di liberale ha solo il nome. Dunque è obbligatorio partire dalla scelta irrevocabile di adoperarsi per fare la lista dei liberali (e di certo non è poco) sulla base di un preciso progetto  liberale nei principi e nei comportamenti (l’ossatura è quella che ben conosci, pubblica da tempo).

Se non si fa questo, la situazione è quella che ti ho descritto nelle settimane scorse e che ieri ha illustrato Ricolfi su La Stampa: “Il richiamo a una fantomatica agenda Monti,  non è una mossa di un gioco politico leale. Se l’agenda Monti è sottoscritta da Casini, da Fini, da Montezemolo e persino da Oscar Giannino, vuol dire che una tale agenda non esiste, o tutt’al più coincide con l’impegno a non sfasciare un’altra volta i conti pubblici (il cosiddetto rigore). Tutto il resto, ed è proprio questo «resto» che fa la differenza fra un progetto politico e l’altro, non sta nell’agenda Monti ma nei modi in cui ogni forza politica intende andare oltre il governo Monti.  Anziché dichiararsi sostenitori, eredi o ammiratori di Monti, sarebbe più utile che i suoi fan si decidessero a dire con precisione qual è la loro agenda, chi propongono come prossimo presidente del Consiglio, e quali cose condividono e quali no fra le molte che questo governo ha fatto, o ha omesso di fare”.

In conclusione. Si deve fare una lista dei liberali, nessuno escluso tra quelli che si riconoscono non in una persona bensì in un progetto liberale definito intorno alla caratteristica di essere liberali, cosa che non si limita per niente all’economia (perché la vita non è solo economia ma esercizio del senso critico in generale) e che è individualismo metodologico e non corsa agli interessi egoistici propri o del proprio clan. Continuare a mantenersi avvinti alle dispute del prima tangentopoli (come hanno fatto sette giorni fa gli esponenti di Costituente Liberale a Torino attaccando con violenza Zanone perché si dimise da Sindaco) è solo patetico e completamente sterile.

Sai quante volte Ti ho detto che sarebbe stato molto utile se Tu fossi riuscito a coinvolgere Giannino dentro il progetto liberale (che non ha, e ora si vede anche). A quanto capisco non è stato possibile, ma almeno cerca di indurre i gruppi che in vario modo agitano il nome dei liberali ma non riescono ad esserlo in modo coerente e fattivo, ad accettare un collegamento operativo per dar corpo alla lista dei liberali e, a tal fine, prepararsi a raccogliere le firme. Oppure anche Tu ti sei affezionato all’illusione che è inutile perché ci sarà qualche gruppo parlamentare che toglierà le castagne dal fuoco? Ma anche fosse, non le toglierà mai ai liberali, perché quelli cui si pensa escludono in partenza ogni collegamento ai liberali.

Nella speranza che Tu riesca a produrre qualche novità non solo esortativa, Ti saluto cordialmente
Da Adriano Teso (2  ottobre)a commento critico di un articolo apparso sulla testata genovese  Primo Canale riguardo Doppio la posizione del sen Enrico Musso

Nessun sotterfugio o interesse particolare. Una parte non secondaria dell’area liberale italina crede che debba nascere un vero Partito dei Liberali. Per avere una prospettiva di successo iniziale, fra un 5 ed un 10% alle prossime elezioni, occorre riunire tutto il mondo liberale serio ed etico oggi rappresentato da non poche associazioni e persone di valore. Le principali da “fondere” ?  Costituente Liberale, Fermare il Declino , Italia Futura, Zero+ , Liberali Italiani , PRI . Enrico Musso è un importante  rappresentante di questo progetto e in molti, io compreso, si augurano che possa contribuire al suo successo.

Adriano

Questa voce è stata pubblicata in LETTERE (tutte), su questioni politiche e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.