Quei divulgatori del liberalismo che fanno danni (a Dino Confrancesco)

Caro Cofrancesco,

la recensione fatta da Belardelli del saggio sul qualunquismo (saggio che non ho letto) mi da lo spunto per un’osservazione  che vale anche oggi e che appunto per questo mi sta a cuore.

Secondo la recensione, occorre anche saper vedere il nocciolo liberale presente nell’Uomo Qualunque, sia pure nascosto da tanti materiali di scarto, e cioè la difesa dei diritti di libertà dell’individuo di fronte all’eccessiva presenza dello Stato. Giusto, solo che si tratta di una considerazione concernente la collocazione ideale, non la posizione politica reale dell’UQ. Per essere una posizione politica reale, avrebbe dovuto passare dalla delusione, dalla protesta e dalla rivendicazione, all’indicare il percorso operativo per porre rimedio a ciò che non funziona nell’ottica desiderata. Non facendolo, la posizione dell’Uomo Qualunque finì per indebolire proprio il campo che voleva difendere (e favorì gli avversari che poterono criticare il rifiuto della lotta politica legittimati a non impegnarsi nel confronto con l’opposizione allo statalismo).

Il difetto di quel modo di vivere la pulsione liberale  per la metodologia individualistica, è ancora oggi largamente presente. Molti liberali tendono a trascurare l’aspetto essenziale: in  ogni epoca, il problema liberale non è dirsi liberale e rimpiangere una presunta età dell’oro (mai esistita), è come far scegliere le ricette liberali in modo coerente, vale a dire attraverso le scelte dei cittadini. Ecco perché all’epoca l’Uomo Qualunque non ebbe fama di liberale (né la può avere oggi, tesi che del resto non mi pare sia del saggio) e perché  fanno danni al liberalismo i suoi divulgatori che omettono il problema del come aumentarlo nel presente (magari rifugiandosi in una teorizzazione del liberalismo accuratamente avulsa dal passar del tempo e perciò stesso distaccata dalla metodologia critica liberale legata alla realtà dei fatti e degli avvenimenti). Essi, non volendolo, favoriscono il successo politico dei non liberali, i quali ovviamente – nonostante le momentanee illusioni – non sono liberali, però sono organizzati e quindi hanno più facilità nel raccogliere il consenso dei cittadini anche se le ricette proposte si dimostreranno poi sbagliate. Il  liberalismo, per coerenza, porta all’impegno politico, non alla fuga dalla politica (di cui l’antipolitica è una incarnazione). Insomma, l’uso delle pantofole rientra nel diritto individuale, ma i fatti mostrano che l’uso massiccio e costante delle pantofole, porta al degrado della convivenza (e quindi del liberalismo). E questa è la situazione italiana.

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