Sui diversamente montiani (a Luca Ricolfi)

Egregio Professore,

desidero fare tre osservazioni al Suo articolo di stamani, complessivamente penetrante come al solito:

1 – con la prima mi permetto di  rilevare  una svista oggettiva, cioè la frase “il classico duello fra liberali e keynesiani“. E’ una svista in sé (dato che incontrovertibilmente Keynes era un liberale pubblicamente schierato) ed una svista per il riferimento fattone ( dato che le due alternative del punto uno dell’agenda da Lei indicata non si riferiscono a liberali e Keynesiani nella sua accezione, dato che nessun liberale può pensare oggi in Italia di non ridurre la spesa pubblica improduttiva o ridondante, che nessun liberale può pensare oggi in Italia di non fare robusti  tagli alla Pubblica Amministrazione, che nessun liberale non può non volere oggi in Italia   mettersi in grado di abbattere le aliquote fiscali e rilanciare la crescita, e quindi di fare una contestuale manovra di drastica riduzione del debito sostenuta da una consistente partecipazione del risparmio privato).
Anzi, a proposito di liberalismo e posizioni di Keynes, Le allego un mio pezzo dello scorso mese di luglio che penso possa esserLe utile quale chiarimento di fatto sulle reali impostazioni liberali  al di fuori di voci interessate e distorcenti.
In ogni caso, Le sarei grato se volesse in seguito ritornare sull’argomento liberali Keynes, perché, specie nella situazione attuale, le posizioni politico culturali sono una cosa essenziale per il dibattito politico.

2- con la seconda desidero farLe presente che, quanto al punto 2, le alternative esposte  non escono dalle impostazioni ideologiche, perché  non prendono in considerazione anche un’impostazione partecipativa  dei cittadini, in proporzione di tutti. Ovviamente anche le istituzioni devono fare per prime la loro parte ma la diagnosi e la terapia del risanamento non riguardano solo i comportamenti delle istituzioni. Non c’è dubbio che una patrimoniale sui redditi è un grave errore, specie nell’attuale condizione italiana. Ma  la partecipazione dei cittadini al salvataggio delle loro istituzioni è una ineludibile necessità, oltretutto per salvaguardare i loro ingentissimi risparmi.

3 –  con la terza, desidero farle presente, in generale,  che per noi i cittadini elettori non devono essere sconfortati perché ci sono svariate opinioni su cosa fare, ma perché finora, in vista della consultazione 2013, non ci sono ancora sintomi di aggregazioni per scelte politiche differenti ma ciascuna coerente nella visione politica. I due primi documenti venuti fuori sono uno, quello del PD, evanescente e modellato sugli equilibri interni più che sul paese e l’altro, quello Giannino, puramente economicista e quindi con una visione assai circoscritta dei problemi della convivenza, di nuovo specie in una situazione come l’attuale.

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