La partecipazione dei cittadini per salvare l’Italia (ad Alberto Alesina e Francesco Giavazzi)

Il vostro fondo del Corriere di oggi ancora una volta esprime considerazioni e suggerisce terapie per le Istituzioni che sono assai realistiche, e dunque già per questo assai liberali. Tra l’altro date una più che opportuna stoccata ai neoliberisti che criticano il liberale Keynes facendo finta di non capire (forse non capendo) la sua logica dinamica e legata al momento storico invece che  a rigide ideologie. Spiegate in modo efficace l’indissolubile intreccio tra riduzione del debito accumulato e crescita produttiva del paese, con la conseguente necessità di  vere vendite non pasticciate e di atti che agevolino la ripresa imprenditoriale (riduzione aliquote fiscali, a cominciare da quelle sul lavoro, sulle imprese e sui redditi medi e medio bassi).

Questo mio breve commento vuole anche pregarvi di voler tornare su questi argomenti per illustrare in modo più ampio la questione – centrale secondo noi Liberalitaliani – della partecipazione dei cittadini. Voi fate sì riferimento alla questione quando escludete una forma nascosta di imposta patrimoniale, ma il giro della frase è tale da poter far sembrare che quella partecipazione sia superflua e che la diagnosi e la terapia riguardino solo i comportamenti delle istituzioni. Non c’è dubbio che una patrimoniale sui redditi è un grave errore, specie nell’attuale condizione italiana. Ma  la partecipazione dei cittadini al salvataggio delle loro istituzioni è una ineludibile necessità, oltretutto per salvaguardare i loro ingentissimi risparmi. Noi Liberalitaliani pensiamo ad una sostanziosa partecipazione del risparmio privato che sia chiamato a sostenere l’impatto di un’operazione tipo quella da voi delineata. E voi potreste illustrarne il  forte significato politico  antistatalista (alla fine sono i cittadini che salvano lo Stato) oltre che economico.

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