Misure contro il debito (a Stefano Marani Tassinari)

Che l’idea che stiamo mettendo a punto abbia una sua concretezza, era evidente perché si basa sui fatti e non sulle vulgate giornalistiche alla moda. Per lo stesso motivo, distinguerei le convergenze, rallegrandomi per alcune ed esercitando  molta cautela per altre.

Non ci può che rallegrare per la posizione di Alesina Giavazzi sul Corriere (del resto non è una novità). Infatti indicano (con più prestigio di noi) una metodologia condivisibile, a partire dall’osservazione che riduzione del debito e politica monetaria vanno distinte, che ricomprare il debito a livello nazionale a tassi molto bassi non attiva da solo processi di crescita, che è indispensabile quello che noi liberali (e solo noi) chiamiamo l’aggiustamento continuo delle regole e l’individualismo metodologico.

Va esercitata molta cautela per la proposta Alfano.  Nel suo aspetto ridotto in pillole dai giornali (riduzione del debito e delle imposte) pare analoga a quella nostra ma il suo senso complessivo è assai evanescente e potrebbe avere anche una sostanza assai diversa, quella abituale del parlare senza risolvere. Non mi riferisco solo alla questione del quadro complessivo del progetto politico (non riducibile alle questioni economiche, vedi nostre obiezioni al manifesto di Alleanza Imprese-Lavoro) ma più puntualmente al fatto che si evocano scenari senza dire come si realizzano.

Metter su un fondo ove conferire i beni dello stato va bene (taglia fuori le resistenze burocratiche alla cessione uno per uno) ma poi il problema è quello della concreta partecipazione dei cittadini. In coerenza con la nostra convinzione che patrimoniali sul reddito sarebbero il solito errore degli statalisti (gli statalisti  non sono solo e soprattutto nella sinistra, come i fatti continuano a provare), noi diciamo di percorrere altre strade coerenti con l’attivare un meccanismo positivo di crescita, eppure questo non significa che i cittadini possano aggirare il problema della riduzione del debito accumulato. Un debito che è un dato materiale, non un processo in corso. Noi abbiamo usato un’espressione chiave: “una sostanziosa partecipazione del risparmio privato che sia chiamato a sostenere l’impatto dell’operazione”. Chiamato a sostenere significa che, nella situazione attuale, i liberali auspicano come sempre l’autonoma centralità di ogni cittadino, ma sono consapevoli che questa autonoma centralità deve realizzarsi in concreto, altrimenti la malattia è tale da imporre strumenti che la forzino. Se in nome di preconcetti di tipo ideologico (e per sostanziale timida debolezza per preoccupazioni elettoralistiche) non ci si ponesse in questa logica, qualora il sostegno del risparmio non ci fosse, si arriverebbe presto ad una situazione in cui la moda gazzettistica vorrebbe patrimoniali sul reddito dei più ricchi (cioè impostazioni di classe) che avrebbero come certo risultato finale il far fuggire i ricchi e l’indebolire davvero i più deboli. Scenario che i liberali aborrono.

Va inoltre considerato che nel nostro documento è indicato un insieme di riforme in adeguamento che non si richiama nella proposta Alfano e che soprattutto è l’opposto dei comportamenti del PDL in anni di governo. Dunque  la proposta Alfano è al momento una proposta scarsamente credibile.

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