Mettere a dieta lo Stato e patrimoniale per il debito (a Nicola Porro)

Sollecito al Giornale

Caro Porro,

come ti capita abitualmente hai chiaramente espresso la questione essenziale del mettere lo Stato a dieta. Bene.

Tuttavia ancora una volta, pure tu continui a sottovalutare la questione del debito pubblico accumulato (e in crescita) che è la prima in via  logica e temporale per affrontare il ventaglio delle cose che indichi nella Tua conclusione. Perché senza una riduzione del debito non ci può essere una contestuale riduzione delle aliquote fiscali (si può declamare ma non si farà) e  senza questa riduzione non ci potrà essere ripresa (tutto questo, ovviamente, volendo evitare lo tsunami della svalutazione euro o dell’uscita dall’euro, che essendo nella globalizzazione renderebbero le situazione drammatica).  Naturalmente il debito non si potrà tagliare con rapidità senza una robusta patrimoniale pagata da tutti in proporzione che non tocchi i redditi (altrimenti si  darebbe al tempo stesso un messaggio populista e in contrasto con la necessità di rilanciare la crescita).

Siamo ad un punto che, non potendo svalutare, la patrimoniale sta divenendo ineludibile. Personalmente lo l’ho scritto da agosto e te ne ho parlato direttamente da cinque mesi. A me pare che più tempo si fa passare tergiversando e più la questione si complica proprio perché il paese affonda nella recessione e non si opera per la ripresa produttiva. Cerca di prendere in considerazione questa cosa, naturalmente invisa al compatto mondo dei conformisti della conservazione di un mondo che non può esistere più.

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