Sui liberali in Italia (a Beatrice Rangoni Machiavelli)

In risposta ad una mail di Beatrice Rangoni

Cara Beatrice,

come Ti avevo scritto, dopo aver parlato con Valerio e nella prospettiva di irrobustire i contributi, Ti allego la breve premessa e il più corposo documento che sono alla base della formazione liberale di scopo per le elezioni 2013.

La logica complessiva è quella di cui ti avevo fatto cenno. Naturalmente è solo la base di partenza distillata negli ultimi mesi, da cui si definiranno  forma, modi operativi  e non  finalità in un ulteriore incontro, questa volta corale e tramite internet.

A presto

 

RM – lunedì 16 gennaio 2012

Cara Beatrice,

come ben sai, essendo impegnato nel tentativo di dare voce politica ai liberali, ho piacere di salvaguardare anche l’immagine del vecchio PLI, che trovo un autorevolissimo precedente, non in quanto amarcord, quanto perché  portatore di idee e di progetti, seppure nel mondo dell’epoca.

Ovviamente, vedendo così le cose, giudico incapaci di  incidere i tentativi di far rivivere il PLI o per ragioni di scambio in sostanza personale oppure per scampagnate con i vecchi amici, anche se di fama. Questo non vuol dire escludere qualcuno. Vuol dire solo che chiunque (vale a dire non solo i liberali d’origine) può prendere parte all’operazione di dar voce politica ai liberali  in nome dalle idee ed i progetti di oggi e domani condivisi e non di quelli di ieri o di ambizioni personali asfittiche.

Questo bisogno di concretezza per dare voce politica ai liberali, di certo è indispensabile per l’Italia (oltre alle osservazioni che si possono fare da anni, in questo momento si aggiunge la quasi incredibile intenzione di affrontare con sistemi vecchi di 25 anni il problema del debito accumulato, tipo altre tasse,  liberalizzazioni amministrative, senza tagli veri delle spese pubbliche e senza riduzione nel numero e nel livello delle aliquote fiscali, facendo finta di non rendersi conto che il debito implica la necessità di un’operazione coraggiosa per incidere davvero e consentire il rilancio della crescita abbandonando il  pauperismo) ma   è indispensabile –  di giorno in giorno diviene più chiaro – anche a proposito dell’Europa (dove le burocrazie hanno tentato di dribblare idee e progetti con il risultato di rendere instabile sia la democrazia sia il mercato, di non riuscire a praticare comportamenti uniformi di rigore nei bilanci e  di non distinguere bancariamente grandi e piccole imprese).

A breve devo parlare con Valerio sul come proseguire in questo tentativo in corso. Non c’è dubbio che sarebbe molto utile irrobustire l’operazione del dar voce politica ai liberali, non in chiave ideologica ma piuttosto nei comportamenti concreti. Potremmo intanto avere un confronto sul documento in itinere già delineato e dal quale dovremmo partire nelle prossime settimane in una prospettiva di formazione liberale di scopo per le elezioni 2013.

Da questo primo passo, qualora concordassimo, potremmo sviluppare ulteriori sinergie. Oltretutto, ci sono talmente tante cose da fare che ogni nuova energia è utile. Naturalmente per le idee, i progetti, le relazioni. Poi i centri propulsori esperti dovranno esserlo al punto di non avere esigenze di rappresentanza in proprio, che confliggerebbero con l’immagine nuova,  dinamica e giovanile che le idee liberali non possono non avere.

A presto

Beatrice Rangoni Machiavelli –  veberdì 14 gennao 2012
 
Caro Raffaello,

ho saputo da Valerio, ieri al Movimento Europeo, che anche tu sei preoccupato per quel che succede a proposito dell’immagine del Partito Liberale di Malagodi e Zanone, il lascito del quale ci siamo sempre preoccupati di difendere e rappresentare.
Sono d’accordo che in questo momento DeLuca è più pericoloso di Altissimo, tanto più che quest’ultimo è di nuovo insieme al suo gemello della classe politica intercambiabile: Gianni de Michelis.
So anche che vogliono fare una Fondazione “Giovanni Malagodi”; ma la famiglia si opporrà in tutti i modi.

Dobbiamo coordinarci al più presto; oggi la battaglia politica è fra il populismo e l’Europa. E insieme abbiamo modo di spiegare la situazione liberale italiana a livello dell’IL e dell’UE.

A presto sentirci

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