Considerazioni sugli sviluppi politici (a Giammarco Brenelli)

Caro Gianmarco,

ti scrivo queste poche righe sulla  lettura del significativo articolo di Panebianco che mi hai consigliato di fare.

In sintesi, lo trovo un articolo ben fatto nella ricostruzione storica (in particolare il ricordare che il punto logico dell’intera questione è quello colto da Cossiga quando bloccò il CSM a riprova del fatto che non si poteva andare oltre il danno compiuto dalla distorsione interpretativa che aveva trasformato l’ordine costituzionale della Magistratura in potere). Invece lo trovo assai debole, come secondo me capita quasi sempre a Panebianco, quando passa dalla sua preparazione di professore al  formulare una proposta politica operativa.

Infatti, nella parte iniziale, Panebianco scrive “Solo se Berlusconi lascia si potrà FORSE ricominciare a discutere nel merito” e poco dopo “Chi pensa che, andato via Berlusconi, il rapporto tra la politica e la magistratura tornerà facilmente e spontaneamente alla normalità, non conosce l’evoluzione di quei rapporti”. Appunto. Alla fine, però, gioca con le parole e scrive un pò all’ingrosso “solo se Berlusconi se ne va, le tante anomalie….. potranno essere discusse” ed illustra che per la discussione ci dovrebbe essere un clima favorevole nella magistratura, tra i cittadini e nella politica. Dire questo senza precisare come si arriva al Berlusconi che se ne va, è la petizione di un’anima bella. Alla quale, il Corriere consente di scrivere il fondo proprio perché intanto pare sostenere la tesi delle dimissioni di Berlusconi motu proprio che consente di aggirare il sacrosanto divieto di Napolitano. E così si aprirebbe una crisi totalmente al buio (non esiste alcun progetto alternativo neppure sulla legge elettorale) nella quale i tradizionali poteri dei corridoi bancari, sindacali (confindustria inclusa) e burocratici riacquisterebbero indisturbati la centralità dei propri balletti senza fare alcuna scelta reale.

La questione politica vera trascurata da Panebianco è che per rendere positiva l’uscita di Berlusconi, essa deve essere non un motu proprio (si era sostenuto perfino l’assurda tesi del salvacondotto, che la dice lunghissima sulla mentalità di certa opposizione) bensì la conseguenza di una qualche progettualità politica anche limitata. Che servirebbe poi da catalizzatore del nuovo clima auspicato da Panebianco e da tutti. Insomma, non si può aspirare ad un nuovo clima senza prepararne le coordinate meteo. Per favore non facciamo il richiamo al CLN perché allora le potenziali divisioni politiche erano rese superabili dalla “grossa” presenza angloamericana (e dalla lontananza della Russia).

Qui sta il fulcro della questione. Ne ho scritto in sostanza in un piccolo pezzo pubblicato sulle pagine nazionali del Tirreno venerdì scorso (ma inviato molte ore prima l’ordalia su Milanese) e che ti riporto di seguito.

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