Un punto ineludibile per affrontare l’indebitamento

Ha suscitato un certo dibattito la proposta di Veltroni di introdurre una patrimoniale  per diminuire il debito pubblico di un terzo. Peraltro il dibattito esamina la proposta sotto il profilo della fattibilità tecnica ma non della fattibilità politica, che ne è l’aspetto decisivo.

E’ fuor di dubbio che un debito di quasi 1.900 miliardi di euro incida molto sul funzionamento della democrazia, distorto dal peso degli interessi. Ammontano ad un terzo del reddito IRPEF, e, perfino in epoca di tassi bassi, sono quasi il 5% del PIL (oltre 71 miliardi di euro), una cifra non copribile a breve anche se, con la ripresa, si ritornasse ad un avanzo primario annuo. Per cui il debito pubblico è destinato ad aumentare, in assoluto e in percentuale sul PIL, cosa più preoccupante essendo il rapporto fondamentale.

Dunque la discussione non è sull’esistenza dell’indebitamento. E’ sul come fronteggiarlo. Ora, la patrimoniale indistinta è la minestra riscaldata della cucina marxista, tosare chi ha per tappare i buchi. Una minestra che, oltre a risultare immangiabile, non cura davvero la malattia.  La patrimoniale è immangiabile perché il patrimonio delle persone fisiche si accumula attraverso il reddito (che è tassato) e si trasmette con l’imposta di successione (che è tassata). Se si prende una fetta del patrimonio privato per coprire il debito pubblico frutto di decenni di dissennata gestione dello Stato, si sacrifica ingiustamente il cittadino proprietario di quella fetta (che non ha più colpa degli altri) e si assolve la dissennata gestione (che potrà continuare come prima, anzi con minori pesi di prima).

La patrimoniale deve semmai comprendere anche le proprietà dello Stato e non servire per il bilancio annuale. In ogni caso,per risolvere l’indebitamento, sono urgenti politiche (non annunci verbali) di matrice liberale che attivino la capacità di intraprendere, quindi gli investimenti, quindi l’aumento del PIL, e che così riducano l’incidenza del debito pubblico. In questa prospettiva, va sì tenuto conto che l’Italia ha finora retto questa situazione di debito pubblico perché la propensione al risparmio delle famiglie nel loro complesso è molto superiore (intorno ad 8.600 miliardi di euro) a quella degli altri paesi. Ma questo non giustifca l’usare il prelievo automatico a carico delle famiglie come mezzo per  diminuire il debito pubblico.

La via corretta e praticabile è una manovra  che attivi le spinte liberalizzatrici, sfoltisca le strutture istituzionali (vedi abolizione delle province ed accorpamento dei piccoli comuni), riduca il loro costo di esercizio. Ciò per innescare un meccanismo virtuoso tra investimenti, capacità di produrre, risparmio privato, debito pubblico e alienazione proprietà  dello Stato. Che migliori drasticamente i conti annui, invogli i cittadini ad utilizzare i risparmi per acquisire beni pubblici (con procedure sfrondate dai formalismi burocratico procedurali conc

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