Un progetto alternativo costruito sulle cose da fare

Il Tirreno ha pubblicato due posizioni sul montante malessere sociale e sul cammino in salita che attende il governo. Le constatazioni mi paiono realistiche, le terapie più che altro rivolte al passato.

Il malessere non credo possa essere affrontato con le ricette della trattativa consolatoria ed il cammino in salita del governo non credo  significhi, se le cose politiche resteranno le attuali, la prossima fine del berlusconismo. In ambo i casi, la terapia giusta è la costruzione di un progetto di governo alternativo. Purché tale progetto non sia la solita ammucchiata antiberlusconiana che si è dimostrata incapace di governare e poi di vincere. Attraverso la scelta precisa e coraggiosa di pochi punti fondamentali, deve essere credibile per ottenere dai cittadini il mandato a mutare una società asserragliata nelle rispettive corporazioni di convenienze conformiste.

Viceversa, nei due casi sollevati dagli articoli, le proteste sorgono da un lato sulla difesa della struttura universitaria quale è e sulla abitudinaria trascuratezza civile nel gestire i rifiuti, e dall’altro sul puntare a far cadere l’attuale Presidente del Consiglio contrapponendogli il sindacato  degli increduli per l’essere stati da lui estromessi dalla gestione del potere. Così  si cercano scorciatoie e nessuno si occupa di predisporre un progetto alternativo.

Per qualsiasi liberale non sedicente, non è pensabile lavorare a costruire il progetto partendo da formule di puro potere, quale appare quella del partito della nazione. Evidentemente perché  evocare suggestioni centriste quando da lungo tempo non esistono più grossi partiti antisistema, appartiene solo al filone della politica come potere fondato sulla paura  bifronte verso la sinistra PD-IDV e verso la destra PDL-Lega, nell’ordine in cui la dichiarano gli stessi protagonisti.

Applicarsi al progetto alternativo, significa innanzitutto concepire la politica come regole alla convivenza che diano voce alla diversità dei cittadini. Dunque cominci con il restituire ai cittadini la possibilità di scelta dei propri rappresentanti (tolta a partire dal dissennato accordo toscano tra DS e il centro destra) e con il non confondere tra l’evitare premi di maggioranza eccessivi tali da creare le maggioranze e il togliere l’indicazione preventiva delle coalizioni di governo. Poi riduca le strutture ridondanti dello Stato iniziando dall’abolizione delle province. Sfugga l’idea conservatrice che la scarsa funzionalità e le enormi lentezze della giustizia siano solo l’ossessivo interesse berlusconiano. Affronti con tranquilla determinazione il problema, ormai urgente in una società multireligiosa e multietnica,  di affidarsi alla sovranità dei cittadini piuttosto che alle autorità concordatarie. Tagli con decisione la spesa pubblica rivitalizzando la funzionalità dell’amministrazione. Diminuisca l’imposizione fiscale proprio per rendere più agevole la lotta all’evasione. Dia più libertà alla voglia di intraprendere dei cittadini, in specie i giovani, e eserciti più controlli pubblici per evitare le eccessive concentrazioni che impediscono la libera concorrenza.

Un simile progetto alternativo richiede la volontà politica di cambiare registro e mentalità. E di passare ad una politica in cui idee e scelte abbiano il loro spazio e il potere sia uno degli aspetti e non la preoccupazione esclusiva.

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