Equilibri elettorali in Europa e il terzo incomodo (a Marcello Sorgi)

Caro Sorgi,

La ringrazio per la risposta e per l’attenzione. Mi permetta  però di osservare che il problema non è esser contento bensì essere realista. E accettare l’idea che non esistono delle identità uniche, univoche o necessariamente maggioritarie. La vita è plurima. E allora, nel quadro del pluralismo (che poi è la vita),  è preferibile un sistema in cui siano rappresentati anche gli approcci liberali, oltretutto i soli che fisiologicamente sono per la diversità.

Quindi andrebbe benissimo il governo dei liberali , o quello di uno degli altri, purché qualcuno abbia la maggioranza. Ma di sicuro è preferibile una coalizione non facile e di programma più ridotto ma condiviso, ad un approdo fortuito che assegni una maggioranza di seggi ad un partito ( nel caso non raggiunta neppure con il maggioritario di collegio)  che poi applicherebbe suoi programmi su temi che la maggioranza degli elettori dichiaratamente non accetta. Lei non pensa che sia preferibile praticare un compromesso non furbesco e alla luce del sole su Europa e tasse (oltre che sul sistema elettorale) ?  Lei non pensa che siano preferibili i regimi parlamentari che si assumono le proprie responsabilità di quelli elettorali ridotti a plebiscitari ?

Il punto politico (non solo inglese ) è per me questo. Le invettive contro i liberali, magari nel  Suo caso solo emotive e non ricercate,  non lo eludono. La realtà rispunta sempre fuori.

Marcello Sorgi  – sabato 8 maggio 2010

Caro Morelli,
se lei crede che una coalizione tra un partito euroscettico come i conservatori inglesi e uno europeista come i libdem, tra un partito che si propone il taglio delle tasse e della spesa pubblica e uno che ha nel suo programma l’aumento delle tasse, sia meglio di un governo fatto da uno solo di questi due partiti, contento lei …
Grazie per l’attenzione,

Raffaello Morelli – sabato 8 maggio 2010
Egregio Dottor Sorgi,

Ovviamente  rispetto la Sua invettiva de “Il problema del terzo incomodo” contro i liberali inglesi confusi di continuo con il centrismo e contro la inutilità di tali posizioni politiche.

Solo che se Lei si fosse fatto trascinare un poco meno dalla soddisfazione, si sarebbe accorto che, nonostante la legge  inglese uninominale di collegio abbia trasformato ( con i dati noti al momento) una crescita del 2% nei voti ( pari al più 9%) in una perdita di 8 seggi ( pari al meno 11,5% sulla sottorappresentazione precedente) , Lei stesso contraddice la sua tesi. Infatti Lei stesso riconosce che i libdem sono serviti ad evitare che i conservatori possano governare da soli. Il che – dal punto di vista dei programmi politici, è vero, non del semplice potere  – non è affatto poco, specie pensando che i conservatori hanno fatto tutta la campagna per allontanare l’Inghilterra da quell’Europa che invece i libdem intendono rafforzare. Non so poi immaginare che cosa Lei potrebbe scrivere sull’inutilità dei liberali qualora poi  arrivasse  una alleanza Cameron-Clegg con in programma l’abbandono di quel sistema elettorale uninominale per introdurre un riequilibrio proporzionale da confermare con un referendum.

Del resto, anche nel caso della Francia , Lei scrive che Bayrou è servito a toglier voti ai socialisti  (dunque non è stato inutile). Quanto alla citazione di Perot , la situazione USA non è confrontabile perché ha un procedimento elettorale che non è una gara a due bensì una serie di gare plurime in successione come in un torneo di tennis. Quanto all’Italia non mi è chiaro dove Lei veda, in mancanza di un’alternativa di sinistra, la presenza di un’alternativa centrista.

Il fatto è che la costruzione di un’alternativa politica, in specie con sufficienti caratteri liberali, passa attraverso una diffusa partecipazione fondata su una cultura in positivo delle cose da fare davvero, del tutto diversa dalla politica ridotta  (attraverso le promesse) ad una gara per il potere senza idee  che pare spuntare oggettivamente dietro certe invettive. Il criterio di Procuste per far entrare tutte le cose nel dilemma o di qua o di là, con le cose della vita non funziona.

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