Il discrimine è tornare alla politica vera

Scritto per la rivista Liberal Café

 

Apprezzo che, pubblicando il pezzo “Ripartiamo dalla legge elettorale”, LiberalCafé abbia riportato l’articolo di Ostellino, che, da liberale, ha spiegato perché sia invece indispensabile partire dalle riforme ordinarie, quelle che riguardano la vita quotidiana dei cittadini. Peraltro,  restano molte eccezioni che da liberali devono essere fatte alla struttura di quel pezzo. Una delle poche cose condivisibili, è la forte critica alla legge elettorale. Ma non vi è cenno al tentativo di peggiorarla con il dissennato referendum Guzzetta appoggiato anche dal PD.

Ad una legge elettorale, il pezzo chiede due cose, la governabilità ad ogni costo e la possibilità di revocare il mandato la volta dopo. La governabilità ad ogni costo è  frase tagliata con l’accetta e , presa alla lettera, ha conseguenze pericolose per la libertà. Qui diciamo solo che la governabilità ( omettiamo a ogni costo) ha prima di tutto bisogno di un progetto politico, di un programma che lo renda operativo, di una legge elettorale che favorisca una scelta di un governo per realizzarlo e, questione essenziale, del continuo controllo del parlamento sull’opera del governo. Da sola la legge elettorale non basta.

Il pezzo afferma poi che “il bipolarismo è una conquista da difendere”. Questa frase o è un modo generico per sostenere le scelte dei cittadini ( e allora è fuorviante) oppure è inaccettabile. Il PLI storico, diciotto anni fa, fu il solo partito a fiancheggiare Segni in Cassazione per superare il proporzionale. Ma allora e dopo i liberali non mai stati  per il bipolarismo come struttura dell’assetto politico. I liberali sono pluralisti e si battono perché sia dato spazio ai filoni culturali in cui si manifestano le differenti identità dei cittadini e dei gruppi sociali.

Quello cui i liberali puntano è dare ai cittadini la possibilità di scegliere tra coalizioni alternative alle elezioni. Il successivo confronto parlamentare non va soppresso. Vanno solo valorizzate le scelte dei cittadini come pista su cui esercitare la rappresentanza prima di eventuali giudizi tramite il ricorso ai referendum. L’auspicare che alle elezioni vi siano coalizioni non ha niente in comune con l’idea di due partiti e neppure con quella di due coalizioni rigide ed eterne. L’aspetto essenziale è che si formino più coalizioni con progetti alternativi per favorire la chiarezza nella scelta degli elettori. Senza toccare i differenti partiti dei diversi filoni culturali proprio perché la vita è plurale (mentre dal pezzo traspare il ribrezzo illiberale per i piccoli, dimenticando che la diversità si fonda sull’individuo).

Dopo, si trova un’altra asserzione fuori logica liberale: “è del tutto evidente che è preferibile un sistema maggioritario rispetto a quello proporzionale”. Non è così. Le coalizioni con progetti alternativi e le scelte elettorali, possono essere realizzate sia con un sistema (ad esempio il maggioritario di collegio a doppio turno ) che con l’altro (ad esempio il proporzionale con sbarramento). L’essenziale è che si formino prima del voto delle coalizioni attorno a un ben chiaro progetto politico ( tutti e due i sistemi consentono al cittadino di scegliere il proprio rappresentante). Questo in Italia non accade da oltre un decennio.

Il nodo politico è qui. E’ stupefacente che invece il pezzo in esame inveisca contro il proporzionale per la delega totale e in bianco ai partiti. Ammesso e non concesso fosse vero,  una delega siffatta viene affidata oggi dal maggioritario ai leader che scelgono tutto da soli, dai parlamentari alle sceneggiate sostitutive di idee e programmi. Invero il discrimine reale è tornare alla politica come metro delle scelte. E il sistema elettorale non c’entra, c’entra il meccanismo complessivo.

Addirittura preoccupante è poi l’analisi comparativa fatta tra doppio turno e turno unico nel maggioritario. Prima di tutto il doppio turno di collegio è cosa ben diversa dal sistema delle comunali. Poi i  difetti di frammentazione attribuiti al turno unico discendono non dal sistema ma dalla assenza di coalizioni  costruite su progetto politico (addirittura il PD è solo antiberlusconismo e scimmiotta il berlusconismo che però ha almeno l’idea amarcord di essere restati al complotti comunisti modello 1948). Inoltre non è vero che il doppio turno tenda al bipartitismo. Anzi, i partiti di filone culturale  restano tranquillamente, al contrario di quanto afferma il pezzo.

Per finire, consiglierei di riflettere sul fatto sicuro che l’elezione diretta del Presidente della Repubblica oppure del Presidente del Consiglio non sono innestabili nelle strutture attuali della Repubblica italiana.

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