Sul senso delle riforme costituzionali

La  tesi del prof. Emanuele Rossi è che “il compito di chi è eletto non è di riformare la Costituzione ma di attuarla”. Tesi da non prendere sottogamba, sia perché distorce il senso della rappresentanza politica sia perché diffonde una concezione statica della Costituzione che irrigidisce la convivenza.

Primo. Non è per nulla vero che chi è eletto , oltre ad essere tenuto ad attuare la Costituzione, non possa riformarla. La Costituzione stessa affida ai parlamentari la possibilità di modificarla  (art.138) e non pone  limiti alle modifiche salvo il non rivedere la forma repubblicana (art. 139). A parte questo, affermando che riformare la Costituzione non è compito di chi è eletto, viene limitato il ruolo dei parlamentari. Averlo limitato, consente poi di sostenere che le modifiche, esulando dai compiti ordinari, debbono essere condivise molto ampiamente e quindi si perora una maggioranza più alta di quelle dell’art.138. Ora, pur se il meccanismo del 138 ha sempre funzionato e coinvolto i cittadini, la proposta è legittima ma ha il chiaro intento di spingere ad una vasta (grande) coalizione. Un’opzione politica che dette pessima prova quando 35 anni fa venne provata e che negli ultimi anni è stata sempre bocciata dagli elettori.

Secondo. Anche distinguere tra riforme ordinarie ( sui temi della quotidianità) e riforma della Costituzione, riconoscendo solo per le prime il diritto di fare riforme non condivise, è un’idea legittima che però ha lo scopo di fare della Costituzione un tabù quasi intoccabile. Scopo sbagliatissimo perché il quadro della convivenza, riferendosi a persone in carne ed ossa, non deve essere irrigidito e può richiedere ritocchi nel tempo (oltretutto le procedure di revisione Costituzionale già impediscono colpi di mano di qualcuno). La pratica conseguenza di questo culto del tabù è che porta a puntare sul pericolo per la Costituzione piuttosto che su ciò che sarebbe normale in politica, cioè predisporre progetti alternativi per il governo del paese.

Il combinato disposto del sostenere la facezia che il Presidente del Consiglio proporrebbe riforme costituzionali per nascondere la mancanza di riforme ordinarie e del trarne la scusa per non predisporre un progetto alternativo, costituisce il favore continuato che l’opposizione fa al centro destra. E siccome da liberali vorremmo che nel 2013 il centro destra venisse battuto nelle urne, auspichiamo che si smetta di gridare al lupo al lupo in nome della nostalgia del passato, e, invece delle distorsioni istituzionali, si costruisca un progetto credibile sui problemi di effettiva libertà dei cittadini.

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