Fotografie e radiografie (a Piero Ostellino)

Indubbio che il confronto spetti di principio più (molto di più) al liberalismo che alla democrazia. Ciò detto non credo possa derivare che , siccome in democrazia  le teste almeno non si tagliano, allora basta contarle.
Senza dubbio, quanto ad elezioni e governo, si devono solo contare. Ma se si riducesse la convivenza  solo a questo si tralascierebbe  che le teste non sono monadi e interagiscono. Preoccupandosi solo della conta, si trascurerebbe l’interagire, di cui  nella storia si è sempre occupato moltissimo ( “ci pensiamo noi” o “ci penso io”) chi non ha a cuore la libertà del cittadino e sostiene che decidono solo i grossi. Oggi siamo ad un’epoca in cui si è cominciato a capire  che prima di contare le  teste è necessario fare, oltre le fotografie, anche  le radiografie della realtà (che ha meccanismi molto più complessi di quelli visibili in giro) in modo da  far crescere la possibilità che le varie teste trovino terapie più efficaci e più rapide su cui fare la conta e scegliere senza farsi bloccare dagli interessi dei grossi o dal presunto ineluttabile destino.
Non credo che sostenere questo principio  sia dare una prescrizione ai cittadini. Prescrittive sono solo le ideologie o le religioni. Tu hai fatto bene a scrivere il fondo con la abituale chiarezza sulla fotografia. Ma fare la radiografia come premessa di quel principio sperimentale dà modo di utilizzare le libere differenze individuali nella convivenza per stare meglio e starlo prima.

Piero Ostellino – giovedì 1 aprile 2010

Che “in” democrazia conti il confronto di idee era troppo ovvio per dirlo, anche se tale confronto io lo addebiterei più al liberalismo che alla democrazia. Così, non penso che il confronto sia “la” democrazia, che rimane conteggio delle teste (i voti) invece che tagliarle. Il mio realismo liberale mi ha indotto a fare la fotografia; il mio pessimismo liberale mi induce a risparmiare a me stesso e ai miei lettori proposizione prescrittive (la realtà come vorremmo che fosse), dopo quelle descrittive (la realtà come è).
Raffaello Morelli – giovedì 1 aprile 2010

Caro Piero,

una volta tanto sono d’accordo sulla fotografia ( senza dubbio quella che fai tu) e mi manca la radiografia ( che non fai e che penso tu ritenga debba essere fatta).

Andando in ordine. L’incipit è assai giusto (così come la chiusura) però a condizione che si applichi solo alle elezioni e al governo. Altrimenti la democrazia si riduce alle elezioni e al governo, mentre penso siamo tutti e due convinti che la democrazia è molto di più. Ad esempio, è anche continuo confronto delle idee, delle proposte sulla convivenza e del modo di esprimersi dei cittadini, singoli ed associati. Rilevata la condizione, ne consegue che il dipinto della fotografia riproduce il visibile (quanto ad elezioni e governo, il tuo classico realismo di liberale ti ha fatto descrivere le cose come stanno) ma non fa emergere quella della radiografia.

A questo punto, il discrimine diviene se si approvano o meno maggioranza e governo. Se si approvano, la radiografia è meno urgente. E’ invece  urgente se non si approvano ( non facendola è impossibile capire la realtà più profonda, scoprire i meccanismi reconditi, senza cui non si trova la terapia). Nella fattispecie italiana, nel fare la radiografia i politici dell’opposizione sono in ritardo almeno di qualche anno. Ed è qui il nesso tra fotografia e radiografia.

La illusione di UDC e establishment è di poter giocare alla politica dei due forni puntando sul fatto che Berlusconi è in declino ( ma anche il PD, veltronista soprattutto, non scherza). Un atteggiamento con ben poco senso dato che tutti i viventi stanno morendo. E anche l’estrema sinistra si aggrappa al passato e rifiuta la realtà.  Oltretutto, il centrismo era forte quando i cittadini non volevano i comunisti e la destra fascista (oggi  comunisti e fascisti non ci sono più come ricette appetibili). L’estrema sinistra influiva quando sembrava possibile l’arrivo del comunismo ( oggi è amarcord). E l’establishment pesava in automatico quando la democrazia era boccata oppure dopo quando si pensava impossibile il radicarsi dei parvenus. Tutto ciò i cittadini l’hanno capito molto bene e, in mancanza di alternative concrete, votano il leader che ha tanti difetti (dirlo tra noi è perfino superfluo) ma almeno ci mette la faccia e sa rischiare.

Per rendere possibile il cambiamento di governo attraverso le elezioni occorre avere qualcosa da proporre ( e che sia percepito) in merito ai modi di convivere. A questo qualcosa non si può arrivare senza la radiografia della società. Facendola, cioè ragionando delle politiche effettive della convivenza, si può mettere in evidenza che grandissima parte dei problemi italiani attiene a questioni di libertà del cittadino.  E che allora, senza un dichiarato gruppo politico liberale, non si possono risolvere tali problemi con sollecitudine. I surrogati non possono attecchire. Solo questo gruppo liberale può svolgere la funzione di stimolatore e di fisiologico equilibratore nel formare una coalizione (questa funzione è ribaltata se ridotta a ricerca di un rifugio in una poltrona di qua o di là).

Insomma, la prospettiva liberale conseguente alla radiografia niente ha a che fare con il centrismo, perché culturalmente viene molto prima di queste furbizie e in pratica si propone qualcosa di ben diverso (non a parole), cambiare la piattaforma dell’offerta di governo rendendola credibile ed appetibile per il voto alle elezioni (UDC e Api sono nostalgici della DC, che aveva una seria motivazione ma in quel contesto). Solo aggregando su idee e progetti  ( e  oggi esistono potenti canali non tradizionali di aggregazione, purché usati senza rifuggire dalle persone in carne ed ossa), solo muovendo da questo si possono cominciare a prendere voti. Senza partire da qui, il potere  lo conservano quelli che hanno.

E’ vero che in Inghilterra i liberali sono oltre il 15% ma da 80 anni non arrivano al governo, però tengono (molto) sulla corda conservatori e laburisti e così  svolgono una qualche funzione di riequilibrio. Però da noi non solo i liberali non sono al governo ma viene praticato un ostracismo completo e soprattutto voluto ( da parte del centro destra al governo è comprensibile, da parte dell’opposizione e dell’alta borghesia è demenziale) sulle nostre idee, scritte e parlate. Così siamo al paradosso che mentre il bipartitismo e il bipolarismo fisso sono sempre più lontani dalla realtà del paese ( fortunatamente esistono inequivoche le statistiche), i grandi mass media non hanno neppure il coraggio civile di far emergere, a proposito della radiografia, anche le idee e le proposte dei liberali, che sotto questo profilo ci sono eccome ( e per i furbi dell’establishment sono scomode). E allora come fanno  i cittadini a dare il voto ai liberali se non sanno (nel senso proprio della parola) che esistono, visto anche che i liberali, per scelta culturale e per necessità energetica, hanno da tantissimo tempo rinunciato ad una organizzazione da parrocchia o da cellula o da multinazionale e dunque non dispongono di risorse per autopropagandarsi ?

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