La linea di un articolo e quella dell’intero giornale (a Piero Ostellino)

Caro Piero,

nel Tuo dubbio di stamani perori assai giustamente la presunzione di innocenza e scrivi in modo nitido contro la presunzione di colpevolezza. Una presunzione di colpevolezza che , rispondendo chiaramente ad una logica corporativa dei magistrati ( che privilegiano il loro potere di giudicare rispetto all’evidenza logica per cui l’assoluzione in primo grado prova di per sé l’esistenza di un insuperabile legittimo dubbio ) , mostra come il centro delle preoccupazione per questi magistrati non sia il cittadino bensì gli interessi di uno stato sovraordinato e onnipotente di cui loro sono i grandi sacerdoti.  Ne siamo tanto convinti che qualche giorni fa il sito della Federazione ha riportato una intervista del Corriere ad un esponente di Magistratura Democratica  sostenitore delle stesse cose.

Questa “coraggiosa” pubblicazione del Corriere non fa purtroppo ombra all’articolo accanto di Sergio Romano sul velo integrale ( che è palesemente tutt’altra cosa dall’indossare simboli religiosi sotto forma di accessori). A parte il titolo che può non averlo fatto lui, l’autore  critica il Ministro Carfagna dando ragione (oltre che implicitamente al Ministro Frattini) alla D’Amico che scrive che il divieto del velo integrale imporrà “alle donne islamiche, se vorranno tener fede alla loro concezione religiosa, l’esser costrette ad abbandonare una volta per tutte gli spazi pubblici”. Nel merito la questione è che così si mette in discussione il diritto dello Stato di stabilire la riconoscibilità dei cittadini negli spazi pubblici, che, come i fatti dimostrano, è una condizione di convivenza pubblica tra individui di religioni diverse per rifuggire dalle guerre di religione ( auspicare, come fa l’Ambasciatore, l’obbligo di lasciarsi identificare dalla polizia, non risolve la questione perché anche tale obbligo impedisce la possibilità di stare in pubblico tenendo fede alla concezione religiosa ).

Così, con questa propensione all’equilibrio politico in tema di liberalismo, il punto di vista del Corriere sembra formalmente rispettare il politicamente corretto  . Temo però che, mentre il tuo pezzo esprime bene la nostra  preoccupazione di  liberali per allargare i confini del rispetto dell’individuo riguardo alla presunzione di innocenza (non ci appartiene l’ossessione della verità al di sopra dei cittadini ), questo tipo di politicamente corretto favorisce molto , qui ed oggi, l’azione politica  dei  tradizionalismo al fondo xenofobo di chi approfitta degli atteggiamenti buonisti e inclini al multiculturalismo religioso per incitare al conformismo comunitario ( che i confini  della libertà degli individui li restringe).

So bene che Tu fai tutto il possibile. Ma dai pezzi sulla giustizia affidati ad una pletora di sostenitori acritici dei PM, ai fondi di Salvati che pretende di dare consigli politici illuminati (nonostante quelli dati al PD negli ultimi 5 anni che hanno puntualmente contribuito al fallimento), agli articoli recenti su Croce affidati a Canfora ( persona serissima ma vetero marxista che è rimasto alla propaganda anti liberale degli anni 40/50 ),  la linea del Corriere sta contribuendo a rendere il lavoro liberale assai ostico. Al punto che , stando a novità degli ultimi giorni delle quali non mancherò di metterti  al corrente, esiste perfino la possibilità che si interroghino di più sul problema dei liberali i massimi dirigenti PD. Il che, dopo 15 anni di visioni ristrette e autolesioniste , sarebbe il colmo.

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