“Perché Grillo non si può candidare?” (a Marco Castelnuovo)

Caro Castelnuovo,  La ringrazio per la risposta e per la Sua precisazione circa il Suo indirizzo privato, che ho utilizzato perché non avevo  quello della Stampa. Il Suo lo avevo proprio in ricordo del Convegno di cui Lei ben curò la pubblicazione degli atti con Angeli.

Quanto al merito della Sua risposta, mi fa piacere e un pò mi sorprende. Mi fa piacere perché fa affermazioni condivisibili in gran parte. Non mi riferisco solo a quello che mi dice sulla Sua rubrica, sul PD, sulla Serracchiani (  già  un evidente sintomo ) e infine su Grillo che giustamente qualifica come comico, nel senso professionale della parola, il quale, con questa candidatura,  ha perfezionato il sistema di far pubblicità gratuitamente alle proprie recite e ai suoi prodotti commercializzati sul sito. Degno cittadino della Lanterna.

Mi riferisco anche alla seconda parte del Suo discorso. Anche se qui, visto che Lei cortesemente riconosce il mio impegno per il liberalismo, occorre una precisazione. Come Lei può ben capire condivido senza riserve quanto scrive nel penultimo e nel terz’ultimo paragrafo. Appunto per questo, quando esprime il Suo auspicio liberale del confronto tra idee diverse , evoca qualcosa che è la radice degli insuccessi (largamente prevedibili ) del PD. Nel PD, il confronto tra le idee diverse è fisiologicamente rifiutato in nome della indistinzione culturale assunta come valore di fondo ( per consentire un amalgama di potere tra le due nomenclature). Tutto poi ne consegue. Sia la mancanza del dibattito che la mancanza di progetto e di programmi ( qualche anno fà ero dei pochi che lo scrivevo, ora è constatazione comune). Tanto che Grillo può continuare a sbeffeggiarli, dicendo perfino ( con una pregevole battuta) che il suo caso è servito almeno a capire che il PD non è un veicolo a motore.

Da queste cose deriva anche la mia sorpresa. Perché è in sostanza su questo che Le ho scritto la mia mail. La mancanza del dibattito nel PD. E di conseguenza la mia convinzione ( in questo caso si può dire tipicamente liberale ) che per attivare l’indispensabile dibattito non serve ricorrere agli strumenti della democrazia diretta, ma piuttosto un paziente sforzo per diffondere la mentalità e la pratica dei meccanismi democratici rappresentativi. Quindi capisco e condivido che Lei cerchi di suscitare il dibattito tra i suoi lettori ma credo anche che non si dovrebbe in nessun caso favorire l’impressione che tutto dipenda dalla inadeguatezza delle persone ( i dirigenti ) quando invece dipende essenzialmente da idee sbagliate ( la logica del PD)  e dalla cocciutaggine di volerle sostenere nonostante le critiche e i dati sperimentali (qui sì i dirigenti) . Per cui non si può pensare di risolvere tali questioni (molto serie e complesse, non tanto per il PD quanto per il paese) affidandosi a chi ha sempre sparato a zero solo contro le persone senza mai fornire una cultura programmaticamente alternativa per governare il paese. E Grillo è uno di questi.

Marco Castelnuovo – marted’ 14 luglio 2009 

Caro Morelli, innnanzitutto scusi se le rispondo solo ora ma mi ha scritto all’indirizzo di posta privata che guardo meno di questo da cui le rispondo (marco.castelnuovo@lastampa.it)

Ho imparato a stimarLa in quanto uno dei pochi veri liberali presenti in questo Paese.
La seguo fin dai tempi in cui io, giovane laureatoo, curai un libro sugli atti di un convegno organizzato con Franco Morganti. Si ricorda? Era il 2004.

Il blog che tengo (quasi) quotidianamente sulla stampa.it deve spingere inevitabilmente a creare un dibattito con i lettori. Per questo cerco di prendere sempre di petto una questione, provocando le reazioni più disparate. Io so che Grillo a norma di Statuto non si può candidare. E credo che sia legittimo, da parte del Pd, di fissare proprie regole per scegliere i propri rappresentanti.

Io non stimo particolarmente Grillo nè come politico nè come comico. Però penso sia lunare solo il fatto che abbia avanzato la propria candidatura per il Pd. Credo anche che, se l’ha fatto, è perché ormai comico è il Pd così come si presenta agli elettori. Un partito serio non si fa prendere in giro. Un partito che trema per le parole di tal Debora Serracchiani sì.

Grillo non rispetta le regole: c’è un comma che vieta la sua partecipazione, lo so.
Ma che bello se invece delle chiusure a riccio, i vari candiati avesser risposto: va bene vieni, càndidati. Ti sfidiamo e ti dimostriamo che verrai sconfitto alle urne.
Quanto sarebbe “liberale” dire:  “Queste sono le mie idee, quali sono le tue? ci confrontiamo? Apriamo il dibattito nel Paese?”

Il Pd ha bisogno di un forte shock altrimenti sarà un lungo e lento declino verso la sua fine. Prima arriva meglio è, per me. E non perchè mi interessino particolarmente le vicissitudini del partito ma perchè penso alle sorti del Paese. Senza opposizione non c’è democrazia.

no. Credo anche che una volta eletto uno dei tre candidati dell’establishment basterà aspettare la tragica sconfitta delle prossime regionali per ricominciare tutto daccapo. E continuare a perdere.

Raffaello Morelli – lunedì 13 luglio 2009

Egregio Dottore,

vedo su La Stampa.it  il pezzo “Perché Grillo non si può candidare ?”. Dal titolo mi attendevo delle motivazioni, condivisibili o no, ma legate al tema e al nome della rubrica , Diario Politico. Viceversa sono un pezzo rispettabilissimo che esprime però valutazioni prive di aggancio alla politica, comunque intesa.

E’  quasi  ovvio che, se si ritiene la politica equivalente al potere, le argomentazioni sono prive di realismo e non portano a nulla. Ma non è meglio se, come credo, la politica non equivale al potere e implica complessi processi culturali e di rapporti interpersonali tra i cittadini.

Lei tratta l’argomento come una vicenda di gusto personale, non Suo ma di qualsiasi cittadino. Però qui non contano i gusti personali ma i giudizi di relazione che ciascuno ha in quanto soggetto che convive. Il tema non sono i gusti ma ” il PD e i suoi candidati”.   Invece, Lei comincia con una domanda cui  possono rispondere solo gli organi del PD a ciò deputati ( infarcendola di un’osservazione completamente infondata, dato che il regolamento, di molto tempo antecedente, non è stato fatto per rendere difficilissima la candidatura di Grillo): “se rispetta tutte le regole….perché non si può presentare?” Se fa la domanda, allora dovrebbe accettare la risposta che daranno quegli organi.

Non lo fa e anzi, solennemente,  dà per acquisito quello che dovrebbe dimostrare: “in un partito normale si dà il benvenuto a tutte le candidature”. Poi non soddisfatto aggiunge un’altra cosa che dovrebbe dimostrare : “la totale mancanza di fiducia nel proprio elettore”. Infine azzarda di fatto la tesi politologica, secondo cui le primarie del partito PD sarebbero aperte a chiunque. Ma il PD ha sempre detto il contrario, le primarie aperte solo a tre candidati selezionati con una complessa procedura, il cui primo passo è l’iscrizione. E Grillo è stato fino ad oggi un accanito e visibilissimo avversario del PD.

Quindi Lei compie un’altra asserzione tutta da dimostrare: che se Grillo non rispettasse i valori del PD, si dovrebbe essere sicuri che gli elettori del centro sinistra non lo sceglieranno. Prima di tutto, questo non sposta di un millimetro la questione della possibilità di Grillo di iscriversi al PD e di arrivare passo a passo alle primarie. Ed inoltre Lei pare non tener conto che, nonostante le Sue evidenti e legittime propensioni, il PD non è il solo partito del paese e che il  fatto stesso di accettare i programmi e i comportamenti di Grillo  potrebbe per molti costituire una scelta politica tale da allontanare la voglia di prendere parte alle primarie se non addirittura di dare la preferenza al PD. Senza considerare che il paragone finale con il caso Bersani alle primarie di Veltroni, non coglie la profonda diversità delle due vicende, trattandosi allora non di respingere qualcuno che con il PD non c’entrava niente (come ora ) quanto di evitare un confronto vero tra due esponenti molto radicati nel partito.

Mi sembra insomma che Lei resti estraneo alla politica ed eviti di dare l’unica risposta che, vista la sua impostazione, potrebbe dare. Il PD dovrebbe permettere a Grillo di candidarsi perché per Lei quella che conta è la democrazia diretta e, nella democrazia diretta, la notorietà personale del candidato. Una risposta a mio parere contro l’esperienza storica , ma almeno politicamente chiara e coerente.

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