A proposito di un precedente articolo su Dahrendorf (a Danilo Taino)

Gentile Dottore,

desidero di nuovo ringraziarLa per la Sua attenzione e disponibilità a cogliere le motivazioni altrui. La ringrazio per  aver definito la nostra una bella battaglia, che del resto a me pare obbligata per chi soffre – come Lei ha osservato efficacemente – la carenza di libertà e degli atteggiamenti che ne conseguono nella convivenza italiana. Appunto per questo a me e a noi liberali pare che il primo passo ineludibile sia quello di rafforzare la capacità di rappresentanza politica della nostra area. Da qui la mia lettera per rilevare il problema della differenza tra il ricordo del pensatore e lasciare in disparte il politico.
Danilo Taino – venerdì 19 giugno 2009
Gentile dottore,

penso di avere colto il punto che lei sottolinea. Anche perché, pur non facendo politica, lo sento da anni come un fallimento del Paese che arriva fino al cuore, nel senso che colpisce l’anima, oltre che l’intelligenza. Fa soffrire anche individualmente. La completa ignoranza, probabilmente mossa da interessi particolari, della supposta classe dirigente italiana in fatto di libertà e di mercato è qualcosa che spesso trovo scoraggiante.
La ringrazio della risposta e le faccio i miei migliori auguri per la sua forse disperata ma bella e spero fruttuosa battaglia.

Raffaello Morelli – venerdì 19 giugno 2009
Gentile Dottore,

questa Sua cortese risposta è la riprova che da parte Sua non c’era quel  sottinteso ad escludendum cui mi sono riferito. Mi fa piacere ma non mi sorprende. Lei ha opportunamente sottolineato il valore di Dahrendorf e anche io lo ho rimarcato. Ma dal punto di vista vista mio, e qui posso dire senza dubbio di noi liberali italiani, il complessivo ricordo di Dahrendorf  – che nel nostro piccolo abbiamo a caldo anche noi celebrato ieri sul nostro sito ( www.liberali.it) – va bene solo sul piano dell’uomo di cultura , è un po’ carente sotto quello del politico. Il nostro, proprio in quanto liberale, non ha mai voluto né è stato un teorico disinteressato alla realtà. I richiami che Lei fa in questa Sua, sono esatti ma non paiono tali, sul piano dell’immagine, da poter falsificare quanto ho osservato. Non vien fuori con il dovuto rilievo la figura di politico operativo e il suo ruolo in LI. E’ invece su questo punto che in Italia incide la conventio ad escludendum . Che a nostro parere non è per nulla casuale ma coincide con un preciso clima che tende ad interpretare il liberalismo come un aggettivo di qualcosa di altro – che tutti possono rappresentare – perché sarebbe quasi un equivalente di un bon ton politico. E con questo clima si finisce per agevolare altro tipo di culture e di concezione del potere, sempre non liberali, talvolta illiberali. Questa è la situazione che grava moltissimo su noi liberali.

Un esempio che credo significativo. Quando ci sono le norme di legge che proteggono il nostro diritto di essere presenti, allora appariamo dappertutto. In queste settimane siamo riusciti per la prima volta da anni a mettere insieme tutta l’area liberale e repubblicana nel Comitato Batti il Referendum Elettorale (www.battilo.it) che appunto perché “protetto” dalla par conditio è dilagato su TV e radio, ieri sera Sky ha trasmesso come scheda  perfino il nostro cartone animato sul porcellum. Ebbene siamo gli stessi che vengono sistematicamente cancellati dalla stampa, nelle sigle e nelle idee, proprio perché idee e proposte le abbiamo, ma nel giro mediatico non si accetta che non siamo berlusconiani e insieme siamo acerrimi critici della confusa indistinzione del PD.

Non so se sono riuscito a chiarirlo il nostro stato d’animo, ma creda non è quello di esser supercritici bensì di cercare di affrontare quel problema, da noi chiamato il buco di liberalismo nel paese, che non è, badi bene, un problema nostro, bensì un grave problema dell’Italia. Fortunato Lei che, vivendo in Germania, è meno oppresso da questo problema reale, a prescindere dalle Sue personali convinzioni politiche.

Non dubiti , non penso affatto che la conventio ad escludendum derivi da Suoi limiti.

Danilo Taino – sabato 19 giugno 2009
Gentile dottor Morelli, la ringrazio di avermi mandato in copia la sua lettera indirizzata al direttore De Bortoli.
Per parte mia, le assicuro che non sono mosso da alcuno spirito ostile alle forze liberali italiane ed europee. Sono anzi certo che in questo passaggio di processo generico al capitalismo e di attacco al cosiddetto “neoliberalismo” il ruolo dei liberali sia più che mai essenziale.
Mi conforta – dal momento che in questo momento mi occupo di Germania – che l’Fdp sia stato premiato nelle recenti elezioni per il parlamento europeo e continui ad avere buoni risultati nei sondaggi d’opinione per le prossime elezioni federali di settembre.
Nel merito della pagina di oggi del Corriere, però, mi permetta di dirle che mi sembra un poco ingeneroso. Sin dal titolo si dice che si è trattato di un protagonista straordinario della vita Europea, che si è diviso tra impegno accademico e battaglia politica.
Forse nel mio pezzo lo avrei dovuto sottolineare di più. Ma se non l’ho fatto a sufficienza è sicuramente per mio limite, non per il desiderio di diminuire il valore politico di Ralf Dahrendorf.

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